Referendum giustizia, ai cittadini servono informazioni chiare

Tra fake news e prese di posizione, più vicine al tifo da stadio che a serie questioni costituzionali, prosegue lo scontro sulla cosiddetta riforma della giustizia. Il 30 ottobre scorso, il Senato della Repubblica ha concluso l’iter legislativo per l’approvazione della norma e, non avendo raggiunto la maggioranza dei due terzi dei componenti, richiesta per le modifiche costituzionali, la parola definitiva spetterà, infatti, ai cittadini, che dovranno esprimersi attraverso un referendum, detto confermativo. Nei prossimi mesi, ma in realtà il percorso è già stato anticipato attraverso la creazione di alcuni comitati a favore o contro, il dibattito si annuncia particolarmente intenso. L’auspicio, però, è che possa svolgersi in un clima di serietà e di serenità in modo da offrire una visuale ampia da consentire agli elettori un voto consapevole. Almeno, questo è l’auspicio di chi, come il sottoscritto, spera in un voto avveduto e non istintivo, né ideologico. Per questo credo che i cittadini, soprattutto la gran parte di quelli non addetti ai lavori, abbiano diritto ad una corretta ed equilibrata informazione. Molti che incontro non hanno ancora ben chiaro il quadro degli interventi, per cui vale la pena di riassumerlo.

I punti salienti della riforma della giustizia

In sintesi, i punti salienti della riforma costituzionale, nota come “separazione delle carriere della magistratura”, riguardano una serie di aspetti rilevanti per il sistema giustizia nel nostro Paese. In particolare, viene introdotto ufficialmente il principio per cui la magistratura è composta da due carriere distinte: la magistratura giudicante (i giudici) e la magistratura requirente (i pubblici ministeri). Inoltre, il testo approvato prevede la creazione di due organi separati per l’autogoverno della magistratura: un Consiglio superiore della magistratura (giudicante) per i giudici; ed uno requirente per i magistrati dell’accusa. E i membri dei due CSM saranno estratti a sorte. Viene, infine, prevista l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare per valutare le sanzioni nei confronti dei magistrati che compiono errori. Senza voler esprimere anticipazioni sul voto, né prese di posizione aprioristiche, né tantomeno ideologiche, l’auspicio è che la discussione possa essere leale, sostenuta da valutazioni di merito, e non da spinte identitarie o pulsioni intuitive. Non ho condiviso, in tal senso, la scelta della magistratura associata di prendere posizione e di diventare, anche forse in maniera inconsapevole e non voluta, parte di un conflitto politico tra due schieramenti ben definiti. Anche in questo caso, infatti, a mio sommesso avviso, dovrebbe valere il principio per cui i giudici devono non solo essere, ma anche apparire imparziali. E sostenere di essere quasi costretti a scendere in campo per difendere la Costituzione, mortifica l’intelligenza dei tanti che la pensano diversamente ed hanno tutto il diritto di farlo legittimamente e con argomenti solidi e giuridicamente sostenibili.

Sostenere di essere depositari della soluzione e della verità assoluta è un atteggiamento che non aiuta il confronto e appare molto vicino al “ragionamento”, che ho sentito incredibilmente sostenere da qualcuno, secondo cui questa riforma di una parte della Costituzione sarebbe incostituzionale. Credo, invece, che trattandosi di argomento estremamente tecnico, le diverse posizioni vadano sostenute su basi razionali, o almeno ragionevoli, partendo dal testo della norma, approvata dal Parlamento. In tal senso, per una corretta informazione ed una attenta valutazione nel merito non potrà non pesare il collegamento con la riforma, approvata quasi all’unanimità, con un ampio consenso politico trasversale, che nel 1999 ha riscritto completamente l’articolo 111 Cost., introducendo i princìpi del giusto processo, ispirati all’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). In particolare, il principio costituzionale, ormai, consolidato e di cui questa riforma rappresenta una concreta attuazione, prevede, tra l’altro, che “ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale”. Ogni moderna democrazia fonda sul principio della terzietà del giudice la base delle libertà e la garanzia dei diritti dei cittadini. È fuori discussione che tale baluardo, laddove messo in discussione, andrebbe difeso in maniera convinta da chi ha a cuore la democrazia.

Leggendo il testo della norma (solo questo può offrire un dato solido e rassicurante) gli elettori potranno farsi la loro idea e compiere consapevolmente il proprio dovere. Il dato normativo esitato dal Parlamento sembra sotto questo profilo essere rassicurante poiché prevede un organo di autogoverno della magistratura requirente autonomo ed indipendente, i cui componenti sono estratti a sorte ed è presieduto dal Presidente della Repubblica, massima espressione di garanzia. Altre considerazioni basate su ipotesi o congetture, con incursioni di complottismo, sembrano allo stato frutto di approcci aprioristici ed emotivi.