Referendum giustizia, Baldassarre: “Campagna piena di falsità. Il No difende un principio autoritario”

Antonio Baldassarre ex pres Corte Costituzionale in occasione del convegno “Le Ragioni del SÌ”. Senato, Roma Giovedì 05 Febbraio 2026 (foto Mauro Scrobogna / LaPresse) Antonio Baldassarre former president of Costitutional Court at the conference "The Reasons for a Yes." Senate, Rome, Thursday February 05 2026. (Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

I toni concilianti e la diplomazia lo hanno sempre contraddistinto, ma di fronte alle falsità dell’Anm alza la voce e non le manda a dire alle toghe: «Dicono che la riforma è contro la democrazia e contro la Costituzione. In realtà è contro le loro idee. Cercassero di argomentare, perché un magistrato che non argomenta non è un magistrato: è una persona prepotente, è un arrogante. Il magistrato argomenta sempre, perché l’unico modo per capire se dice le cose giuste è vedere come motiva». Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale, smonta le fandonie del No sul referendum.

Manca meno di un mese al referendum. Il fronte del No sta alzando il tiro…

«L’Anm spara cose assolutamente inesistenti, si inventa che la riforma sarebbe contro la Costituzione, mentre è l’attuazione diretta dell’articolo 111, dell’articolo 24, dell’articolo 27. Dice che sarebbe contro la democrazia, quando tutte le democrazie hanno una divisione delle carriere. Solo l’Italia non ce l’ha, insieme a Romania e Bulgaria, che non sono proprio dei modelli. Queste cose le trovo inquietanti, perché vengono dette da magistrati, cioè da persone che dovrebbero fare della moderazione il loro costume. Il discorso razionale dovrebbe essere il loro modus operandi».

Il Sì, però, ha dei problemi di comunicazione. Non le pare?

«Il professor Zanon fa degli interventi molto buoni. Gli altri invece cadono un po’ nello stesso errore: si difende una battaglia solo perché dall’altra parte si sostiene il contrario, e questo non è il modo migliore. Si deve ragionare sulle cose, sui testi. I testi dicono una certa cosa, quindi non si possono lanciare menzogne con la speranza che la gente non esperta le prenda per verità».

Come si fa a spiegare bene questa riforma ai cittadini?
«È semplicissimo. Un sistema libero e democratico, quello voluto dalla nostra Costituzione nel 1948, ha come conseguenza necessaria la configurazione di un processo di tipo accusatorio. Questo non è stato fatto soltanto con la riforma del ’99, ma era già presente nell’articolo 24, nell’articolo 27, previsto direttamente dai nostri Padri Costituenti. Una parte essenziale del processo accusatorio è la divisione delle carriere, perché l’unione delle carriere è tipica del processo di tipo inquisitorio, cioè di quel tipo di processo che è tipico degli ordinamenti autoritari, come la Santa Inquisizione, come le monarchie assolute, come il fascismo».

Mi sta dicendo che chi si professa antifascista sta difendendo una struttura ereditata dal fascismo?
«Esattamente. Si dimentica sempre di dire che l’unione delle carriere, così come la conosciamo, è stata fatta con un decreto durante il fascismo. Questo è quello che ci portiamo dietro. Tutto questo non ha nulla a che fare con la democrazia. Quindi, quando si dice che questa riforma è contro la democrazia, è esattamente vero il contrario. E quando si dice che è contro la Costituzione, è esattamente vero il contrario».

Eppure si continua a sostenere che il Pm sarebbe sottomesso al governo…
«Nel testo c’è il contrario, perché nel nuovo testo dell’articolo 104 della Costituzione si dà per la prima volta al Pm una garanzia di indipendenza di tipo costituzionale, mentre prima era di tipo legislativo. Lo sa cosa significa questo?».

Mi dica.
«Il Pm, se c’è un’interferenza dell’esecutivo, può ricorrere alla Corte Costituzionale sotto il profilo del conflitto di attribuzione, cosa che prima non poteva fare. Quindi l’indipendenza è rafforzata, non diminuita. E anche questa è un’altra falsità: è allucinante che venga portata avanti dall’Anm, che rappresenta tutti i magistrati. Io dico ai magistrati che sostengono queste cose: dimostratelo! Dite perché il Pm non sarebbe più indipendente. Finora non l’hanno mai fatto».

Il sorteggio non è entusiasmante, però è necessario. Sarà sufficiente per combattere il correntismo?
«È uno dei mezzi possibili per combattere il correntismo. Certo, non assicura un’efficacia al 100%, ma bisogna valutare quali sarebbero le alternative. L’elezione? Così si accentua il correntismo. La nomina? Così ci sarebbe più dipendenza. Non rimane che il sorteggio. Ma mi faccia specificare una cosa sulle correnti».

Prego.
«Il punto è che si tratta di correnti organizzate: non sono correnti ideali, ma sono correnti organizzate. È un fenomeno soltanto italiano. In tutti i Paesi ci sono divisioni tra magistrati conservatori e progressisti, ma la corrente organizzata – cioè la formazione di partitelli di magistrati – è solo e soltanto in Italia. E non è un bene per la democrazia. Perché il magistrato deve essere libero sia dai condizionamenti esterni sia dai condizionamenti interni. Montesquieu diceva che il magistrato rappresenta un “potere nullo”, non deve avere nessuna valenza politica. Probabilmente era un idealista, ma il magistrato deve ambire – per quanto possibile – ad essere ciò che Montesquieu descriveva».