L'intervista
Referendum giustizia, Dellabianca: “Voteremo Sì. La ricerca del modello perfetto finisce per vanificare ogni tipo di cambiamento”
Non c’è solo il vescovo Savino. Nel mondo cattolico c’è anche chi dice il suo sì al referendum. È un sì non ideologico, con qualche riserva, ma è un sì deciso. Nelle scorse settimane, sull’home page del sito di Comunione e Liberazione, è comparso in grande evidenza il manifesto della Compagnia delle Opere dal titolo “Una scelta consapevole per una giustizia più giusta”. L’ultimo paragrafo, “Una scelta consapevole per il sì”, rende esplicito il consiglio di voto del gruppo.
La Cdo è un’associazione di imprenditori di area cattolica nata dal carisma di don Luigi Giussani. Nel volantino si colgono la giusta distanza dallo scontro politico e la posizione di chi osserva la questione al di fuori degli schemi ideologici. Il giudizio, perciò, non è privo di elementi critici. “Il sorteggio – si legge – presenta certamente delle criticità relative al profilo dei soggetti selezionati e al possibile riproporsi di concezioni ideologiche di parte, ma a oggi rappresenta il rimedio più plausibile alla degenerazione del sistema correntizio”. Allo stesso modo la separazione delle carriere “rappresenta un primo passo verso un equilibrio più maturo del sistema democratico e può favorire un cambiamento di mentalità, nella magistratura e nella società”, nella prospettiva di una “posizione di parità tra pubblica accusa e difesa”. “Pur nella consapevolezza dei limiti della riforma – prosegue il testo – votare no significherebbe bloccare sul nascere un tentativo di rinnovare il sistema e avallare la situazione attuale per molti anni”.
Da qui la conclusione: “Nella coscienza realistica che spesso la ricerca del modello perfetto finisce per vanificare ogni concreto tentativo di cambiamento, la scelta di votare sì appare come la soluzione più ragionevole”. Andrea Dellabianca, presidente della Cdo dal gennaio 2024, ha spiegato al Riformista le ragioni dell’intervento: “Come cattolici ci sentiamo sempre sfidati dall’appello che fece Papa Francesco nel 2023, quando invitò i fedeli a non stare alla finestra, a non chiudersi nell’indifferenza. Ci siamo sentiti chiamati, perciò, a discutere le questioni nel merito per offrire un giudizio libero, anche perché in questo dibattito pubblico pochi si soffermano sui contenuti effettivi del referendum e tutto sembra ridursi allo scontro politico”.
Accanto alla prospettiva ideale c’è il punto di vista delle imprese, sulle quali la giustizia incide non poco. “E i recenti fatti di Milano sono qui a dimostrarlo. Le nostre imprese – spiega Dellabianca – si trovano ad affrontare quotidianamente percorsi di giustizia, spesso contenziosi civili, con tempi molto lunghi e con esiti davvero molto diversi tra loro, che spesso dipendono dal punto di osservazione di chi si trova a giudicare. Ciò ha conseguenze a tanti livelli, anche rispetto alla capacità di attrarre investitori stranieri. È una questione che non si può continuare a rimandare. Rimettere al centro un equilibrio corretto tra i poteri mi sembra essenziale anche sul piano democratico, perché le democrazie non si possono fondare su qualcuno ritenuto più illuminato che giudica gli altri, ma su rapporti equilibrati tra soggetti diversi”.
Sul referendum la Compagnia delle Opere ha promosso anche un dibattito in programma questa sera, 27 febbraio, alle ore 21.00 presso l’Auditorium Leone XIII (Via Leone XIII 12, Milano). Saranno in dialogo il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e il Presidente del Comitato per il No, Enrico Grosso. Un incontro aperto a entrambi le posizioni, segno di una volontà di discussione e non di propaganda.
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