Franco Bruno voterà Sì al referendum sulla separazione delle carriere. L’ex senatore del Partito democratico – ingegnere e innovation manager – rivendica la sua anima garantista e dà una lezione al centrosinistra: «Non voto contro le mie idee».
Lei voterà Sì: qual è il beneficio principale che questa riforma porta ai cittadini?
«Non è una riforma storica. Nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale, del precrimine, della discussione etica sulla giustizia predittiva, siamo ai piccoli aggiustamenti. Tuttavia, voterò Sì. Questa riforma va nella direzione di una giustizia che tuteli i cittadini prima ancora di tutelare sé stessa. La separazione delle carriere prova a rafforzare la terzietà del Giudice e riduce quella commistione culturale che, nel tempo, ha alimentato l’idea di un processo sbilanciato. È un passo avanti per i cittadini, non contro la magistratura».
Il cuore della riforma è la separazione delle carriere tra Giudici e Pm: perché la ritiene un passo in avanti?
«Perché chiarisce finalmente i ruoli. Io sono un garantista da sempre. Chi accusa deve accusare. Chi giudica deve giudicare. Quando le carriere sono intrecciate, anche solo culturalmente, la percezione di imparzialità si indebolisce. Separare le carriere non significa indebolire la magistratura, ma rafforzarne la credibilità, che oggi è il vero problema».
Due organi di autogoverno distinti e sorteggio: crede possano fermare il correntismo?
«Il correntismo è una degenerazione. Ma il sorteggio non mi entusiasma, e non l’ho mai nascosto. Avrei preferito un sistema diverso, più selettivo e fondato sul merito. Tuttavia continuare a difendere l’attuale sistema sarebbe stato ipocrita. Il sorteggio è il male minore per rompere un meccanismo che ha prodotto più carriere che giustizia. Non è la soluzione perfetta, ma è una discontinuità necessaria».
Il Pd è critico, ma lei voterà Sì: dove vede l’errore del partito in cui ha militato?
«Io non c’entro più col Pd ormai da anni. Ormai mi occupo d’altro. Certo, non posso non vedere, con dispiacere, un errore di fondo: scambiare la difesa dell’esistente per difesa della Costituzione. Io ho sempre rifiutato una giustizia intesa come vendetta. L’ho scritto chiaramente quando ho spiegato perché non potevo votare leggi che rinunciavano al carattere rieducativo della pena. Oggi il Pd sembra difendere assetti che hanno prodotto sfiducia, correntismo e talvolta abusi mediatici dell’azione penale. Questo non è essere progressisti: è essere conservatori».
Il centrosinistra ieri criticava il correntismo, oggi difende l’esistente: non è una posizione fragile?
«È una posizione fragile e contraddittoria. Non si può denunciare per anni le degenerazioni del Csm e poi reagire a ogni riforma come se fosse un attacco allo Stato di diritto. Io non ho cambiato idea: ho sempre pensato che una giustizia giusta non sia quella più dura, ma quella più equilibrata. Difendere l’esistente significa ignorare le sofferenze concrete prodotte da errori giudiziari, processi infiniti, carriere costruite sulle accuse poi smentite. Nella mia Calabria ho visto Pm accanirsi a prescindere contro la politica e cambiare sorti e destini di uomini e istituzioni senza che nessun Giudice confermasse nemmeno una volta i loro teoremi accusatori. Tuttavia, un risultato lo hanno sempre raggiunto: hanno migliorato la loro carriera».
Il centrosinistra è credibile sulla giustizia per un elettore moderato? Cosa dovrebbe cambiare?
«Oggi fa fatica ad esserlo. Un elettore moderato chiede certezza del diritto, tempi ragionevoli, rispetto della presunzione di innocenza. Io ho scritto, anche di recente, parole molto dure su cosa significhi essere assolti dopo anni: chi restituisce la vita, l’onore, il tempo perduto? Se il centrosinistra vuole tornare credibile, deve fare tre cose semplici: tornare garantista senza se e senza ma; riconoscere gli errori del sistema; smettere di usare la giustizia come una clava nello scontro politico».
Ultima, netta: il centrosinistra vuole cambiare la giustizia o solo cambiare il governo?
«Quando si dice No a prescindere, il messaggio che passa è chiaro: non interessa cambiare la giustizia, interessa solo cambiare il governo. Io invece voto Sì perché la giustizia non è di destra né di sinistra: è dei cittadini. E perché resto coerente con tutto quello che ho scritto e detto negli anni: contro il “fine pena mai”, contro una giustizia vendicativa, contro le carriere costruite sulle accuse e non sulle sentenze. La riforma non è perfetta, ma va nella direzione giusta. E io non voto contro le mie idee».
