Referendum giustizia, il fronte del NO segue la logica della vendetta. Il caso Gelli

LICIO GELLI

Seneca, nelle Epistulae Morales, ammonisce Lucilio: rifiutare una verità perché proviene da bocca ostile è la più meschina delle reazioni intellettuali. L’idea vale per sé, non per chi la pronuncia. Era il I secolo dopo Cristo. Evidentemente certa parte del fronte del No non ha ancora aggiornato le letture.

Maurizio Gelli, figlio di Licio, ha dichiarato che suo padre avrebbe visto con favore la separazione delle carriere. Che la riforma ne rispecchia la lungimiranza. Il fronte del No ha fatto festa. Travaglio ha presentato il libro. Conte ha evocato il copyright Gelli. La tesi è semplice, seducente e profondamente sbagliata: se Gelli era d’accordo, la riforma è piduista. Ma qui viene in soccorso proprio il ministro Nordio, che qualche mese fa disse una cosa saggia, forse la più saggia dell’intera campagna referendaria: “Se l’opinione del signor Licio Gelli era giusta, non si vede perché non seguirla perché l’ha detta lui. Anche un orologio rotto due volte al giorno dà l’ora giusta”. Esatto, ministro. Anche un orologio rotto.

La separazione delle carriere non è un’idea di Gelli. È un’idea di Montesquieu. È il principio dell’articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. È la struttura ordinamentale di 22 Paesi su 27 nell’Unione europea, Germania, Spagna, Portogallo, Paesi Nordici, come certifica la Commissione europea per l’Efficienza della Giustizia. Nessuno a Berlino ha mai aperto un’inchiesta sulle simpatie massoniche di Montesquieu.

La logica dell’argumentum ad hominem è antica e comoda: non confutare l’argomento, colpire chi lo sostiene. Non spiega perché un Pm che diventa Giudice dello stesso imputato non sia un problema. Non risponde a Strasburgo. Basta dire: guardate con chi andate a letto. Del resto, il Piano di Rinascita Democratica prevedeva anche la riduzione del numero dei parlamentari, realizzata dal M5S col plauso di mezza sinistra. E il presidenzialismo, oggi bandiera di Fratelli d’Italia. Chi sostiene qualcosa già scritto in quel documento è erede spirituale di Gelli?

Il ragionamento non regge. E chi lo usa, lo sa. Seneca aveva ragione. L’idea vale per sé. Il No ha scelto la più meschina delle vendette intellettuali: non rispondere all’orologio, ma smontarlo, sperando che nessuno guardi le lancette.