Referendum giustizia, il fronte del Sì raccolga l’appello di Mattarella

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA

È sacrosanto fare una distinzione tra il Consiglio superiore della magistratura e l’Associazione nazionale magistrati. Il Csm è un’istituzione della Repubblica sulla quale sono legittime, come ha detto lo stesso Sergio Mattarella, le riflessioni critiche sul suo comportamento nel corso di questi anni, ma che non è parte in causa nello scontro politico oggi in atto sul referendum; l’Anm invece si è trasformata in forza politica, impegnata in modo settario e fazioso nella lotta per il No. Di conseguenza, è indispensabile tornare alle ragioni culturali e anche tecniche della battaglia referendaria.

La proposta di riforma è basata innanzitutto su ragioni storiche assai significative, che riguardano le conseguenze della trasformazione da sistema inquisitorio a sistema accusatorio impostato giustamente da Giuliano Vassalli fin dal 1989. Se le forze conservatrici di tutto un sistema di potere concentrato sulle correnti dell’Anm non si fossero opposte, la riforma oggi in discussione sarebbe già stata realizzata da molti anni. Purtroppo queste forze – per larga parte concentrate in Magistratura Democratica, organicamente connessa al PCI prima, e oggi al Pd e ad Avs – hanno condotto una battaglia durissima per evitare che l’acquisizione del rito accusatorio si traducesse nella conseguenza logica della separazione delle carriere, e della conseguente costituzione di due Csm.

Adesso, essendo deboli nel confronto sul merito della riforma, da un lato l’Anm e dall’altro Avs, il M5S e una parte del Pd (quella asserragliata intorno alla segretaria Schlein) hanno cercato di evitare il confronto sul merito e hanno preferito buttarla in una rissa politica che presenta il rischio di coinvolgere lo stesso Csm in uno scontro politico dal quale invece va preservato.

Il monito del Presidente della Repubblica va quindi colto in senso positivo. I comitati del Sì non devono più raccogliere le provocazioni provenienti dall’Anm, da personaggi come Gratteri e dall’ufficio stampa del Pd, che sono arrivati al punto di definire come fascisti, massoni deviati o ‘ndranghetisti coloro che hanno intenzione di sostenere il referendum. Le ritorsioni sarebbero facili ma sono sbagliate, perché rischiano di consentire ad alcune forze del No di cambiare le carte in tavola. Di conseguenza, tutto va riportato al confronto sul merito perché su questo terreno, partendo dal testo della riforma, le forze del Sì hanno tutte le carte in regola per convincere la maggioranza dei cittadini ad approvare il quesito.