«Le leggi inutili indeboliscono le leggi necessarie», scriveva Montesquieu. Ma c’è qualcosa che le indebolisce ancora di più: quando chi è chiamato a custodirle le piega a strumento di battaglia. Undici anni. Tanto è passato dall’ultima volta che un Presidente della Repubblica ha presieduto il plenum del Csm con questa solennità.

Mattarella non ha scelto una data qualunque. Ha scelto questo clima – surriscaldato, a tratti irrespirabile – per ricordare che le istituzioni si rispettano. Sempre. Il Csm è organo di rilievo costituzionale: va trattato come tale da tutti, anche da chi governa. Ma, specularmente, chi siede in quelle stanze ha una responsabilità che non ammette scivolamenti verso la polemica. «In questa sede, che deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a controversie politiche», ha detto Mattarella. Non è un invito. È un confine.

Va detto per onestà: anche dalla politica sono venute cadute di tono, attacchi all’istituzione giudiziaria poco consoni alla gravità dei temi. Nessuno ha le mani pulite. La nostra bussola rimane però ferma: la critica è legittima – purché colpisca gli argomenti, non le persone. Non l’invettiva ad personam, ma il ragionamento. Cicerone ricordava che la salus populi è la legge suprema – ma quella salus presuppone giudici che non scendano nell’arena. Quando Gratteri usa toni da comizio e Di Matteo trasforma ogni apparizione televisiva in tribuna politica, si supera quella soglia. Non è critica alle persone: è critica al pulpito scelto.

E poi c’è il fatto che più stride con ogni principio di neutralità. L’Anm ha costituito un comitato referendario contro la separazione delle carriere: lo finanzia, lo dirige e lo ospita nella propria sede presso la Corte di Cassazione. «È la prova provata che l’Anm è diventata a tutti gli effetti un partito politico», ha dichiarato il deputato Enrico Costa. Si può dissentire – ed è lecito – ma il fatto è incontestabile. Un’associazione di categoria che gestisce un comitato referendario dalla sede della più alta giurisdizione ordinaria non è più un sindacato: è un soggetto politico. E come tale va chiamato.

Il rispetto vero comincia dalla verità. La madre di tutte le fake news è sostenere che la separazione delle carriere porterebbe il Pm sotto il controllo dell’esecutivo. Non è previsto dalla norma. Non c’è scritto da nessuna parte. Come ricordava Orwell, «in un tempo di inganni dire la verità è un atto rivoluzionario». Alimentare allarmi infondati dal pulpito istituzionale non è critica legittima: è disinformazione. Su questo, il rispetto invocato da Mattarella non ammette ambiguità.

Stefano Giordano

Autore