Le ragioni di un Sì
Referendum giustizia, la separazione delle carriere una vicenda tutta italiana
Dopo gli autogol del No Landini, Bettini e Formica hanno affermato che il rischio è un’involuzione autoritaria al limite del post fascismo. Critica che Meloni non merita
Il sistema politico italiano è attraversato sia dalle proprie contraddizioni, sia da vicende che derivano dalla geopolitica. Il referendum sulla separazione delle carriere è una vicenda tutta italiana. Solo qui infatti un pezzo della magistratura – leggasi magistratura democratica – è connessa con parte di PCI-PDS post berlingueriana che ha fatto dal ‘92 in poi il bello e il cattivo tempo. Se non ci fosse stata questa stretta connessione il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio avvenuto nel 1989 avrebbe dovuto già portare alla separazione delle carriere.
Ciò non è avvenuto perché in quegli anni (1989-1994) avvenne esattamente l’opposto e cioè un tentativo di presa del potere politico da parte del pool dei pm di Mani Pulite strettamente collegato con il PDS dei ragazzi di Berlinguer. Di conseguenza la separazione delle carriere avviene con un ritardo di quasi 30 anni. È questo passato che rende questo referendum così duro e polemico. Il cartello dei No è caratterizzato da una permanete crisi di nervi che lo sta portando a una sorta di zig zag nel corso della sua campagna. La prima mossa è stata addirittura caratterizzata dal tentativo di buttare tutto per aria e di bloccare la realizzazione dei referendum. Tentativo finito su un binario morto in seguito alla decisione del TAR. In rapida successione però sono state messe in campo altre tre iniziative.
La prima è l’enorme manifesto fatto affiggere nelle piazze italiane dall’Anm, costituitasi anomala forza politica, che ipotizzava come la legge di riforma preveda la subordinazione dei pubblici ministeri al governo. Carte alla mano è stato dimostrato che la riforma conferma, anzi accentua, l’autonomia della magistratura sia di quella inquirente sia di quella giudiziaria. Il secondo autogoal è stato commesso addirittura dal centroavanti della squadra del No, il procuratore Gratteri, che con cattivo gusto ha collocato Giovanni Falcone fra i sostenitori No.
Secondo flop. Dopo questi autogol sono entrati in campo degli autentici pesi massimi per cambiare la materia del contendere. Con motivazioni diverse, prima il segretario della Cgil Landini, poi due leaders storici del PCI e del PSI come Bettini e Formica, hanno affermato che la materia non è la separazione delle carriere ma l’attacco alla Costituzione e, in ultima analisi, una involuzione autoritaria al limite del post fascismo. È evidente che la scelta conseguente di tutti i liberali e democratici deve essere quella del Sì. Questo governo può essere oggetto di molte critiche, specie sul terreno economico e sociale, ma non certo perché sia in atto in Italia una involuzione autoritaria di stampo parafascista. una involuzione autoritaria di stampo parafascista.
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