Referendum giustizia, l’amnesia selettiva delle toghe: ora il sorteggio del Csm fa paura

Il 21 giugno 2019 il Presidente Mattarella pronunciò al Plenum del Csm parole destinate a rimanere come monito inascoltato: “Il coacervo di manovre nascoste, di tentativi di screditare altri magistrati, di millantata influenza, di pretesa di orientare inchieste e condizionare gli eventi, di convinzione di poter manovrare il Csm, di indebita partecipazione di esponenti di un diverso potere dello Stato, si manifesta in totale contrapposizione con i doveri basilari dell’Ordine Giudiziario”. Era la condanna di una “degenerazione del sistema correntizio” e di una “inammissibile commistione fra politici e magistrati”. Come scriveva Alessandro Manzoni,la peggiore delle ipocrisie è quella che si copre col manto della virtù”. E di ipocrisia, in questa vicenda, ce n’è stata in abbondanza.

Quegli stessi magistrati che nel 2021 scrissero a Mattarella — sessantasette toghe — chiedendo un intervento immediato e indicando nel sorteggiol’unico sistema idoneo a garantire l’imparzialità”, oggi sembrano aver smarrito quella convinzione. Dove sono quelle voci ora che il sorteggio è proposta legislativa? E la conversione di Travaglio e Gratteri? Gli stessi che avevano sostenuto il sorteggio, oggi militano nel fronte del No brandendo lo spauracchio dell’assoggettamento all’esecutivo. Precisazione costituzionale: il Csm non è mai stato un “organo di autogoverno della magistratura“. È un organo di governo della magistratura. Il Csm è barriera contro ingerenze dell’esecutivo, non club privato per decidere nomine per appartenenza correntizia. Il Csm è presieduto dal Presidente della Repubblica, non dal ministro. Con la separazione delle carriere avremo due Csm, entrambi presieduti dal Capo dello Stato. Ma è più conveniente agitare lo spettro del “controllo governativo” che ammettere: il sorteggio eliminerebbe il potere delle correnti di lottizzare le nomine. Il paradosso: i magistrati possono condannare un uomo per trent’anni, presiedere maxiprocessi contro Cosa Nostra, ma se chiamati a scegliere tra colleghi tramite sorteggio diventerebbero marionette del potere. Il messaggio è chiaro: serve il sistema che Mattarella ha definito “degenerato”.

L’Associazione nazionale magistrati si è trasformata in partito politico che esige immunità dalle critiche. Ogni critica al malcostume Palamara diventa “delegittimazione”, come se fosse ordine intoccabile e non funzione dello Stato. Come scriveva Michael Young,la meritocrazia muore quando le posizioni di potere vengono assegnate non in base al talento, ma in base alla fedeltà”. Lo scandalo Palamara è stata la radiografia di un sistema marcio: correnti che trattavano con esponenti politici per decidere nomine, inchieste pilotate, merito sostituito dall’appartenenza. Mattarella disse: “Questo è il momento di dimostrare, con coraggio, di voler superare ogni degenerazione”. Quel momento è arrivato. Ma invece della rigenerazione invocata, ecco il voltafaccia: il sorteggio è ora il male assoluto.

La magistratura esiste per garantire diritti dei cittadini, non privilegi. Un magistrato deve poter giudicare senza temere ritorsioni dal “capo corrente”, fedele solo alla Costituzione. Sia chiaro: non sono i tanti magistrati che ogni giorno fanno il proprio dovere a temere il sorteggio. È la magistratura associata, quella strettamente politicizzata, quella che ha trasformato il Csm in terreno di conquista correntizia. Sono loro a tremare all’idea che il sorteggio scardini questo sistema di potere costruito in decenni di lottizzazioni, quello stesso sistema che Mattarella ha definito “degenerato” e che lo scandalo Palamara ha messo a nudo davanti al Paese. Come ricordava Montesquieu, “affinché non si possa abusare del potere, bisogna che il potere arresti il potere”.

Quando il potere delle correnti non ha contrappesi, quando la lottizzazione sostituisce il merito, non è più la legge che governa la magistratura, ma il partito che l’ha conquistata. E nessuna riforma potrà scalfire questa conquista, finché continueremo a credere che chi ha creato il problema possa esserne la soluzione. Il sorteggio non è una minaccia per la magistratura: è una minaccia solo per chi della magistratura fa o intende fare una carriera di potere, magari a scapito di altri meritevoli colleghi.