Nelle ultime ore si susseguono le polemiche attorno ai cartelloni pubblicitari del comitato per il No al referendum, promosso dall’Associazione nazionale magistrati, che campeggiano in varie stazioni d’Italia. Quanto scritto in quei manifesti (“Vorresti giudici che dipendono dalla politica?”) è all’evidenza falso: il nuovo articolo 104 della Costituzione ribadisce che “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Volete che dei magistrati non sappiano bene cosa contiene la Costituzione novellata? Ovviamente lo sanno e sono consapevoli di dire una cosa non vera. Dunque, nessun controllo politico sui magistrati e nessuna modifica in senso restrittivo dell’autonomia delle toghe.
A chi è attento non sarà poi sfuggita una finezza comunicativa, un inganno nell’inganno: nonostante dal fronte del No abbiano impostato la campagna referendaria, fin dalle prime battute, sull’accusa secondo cui votare questa riforma significa accettare che si verifichi una sottoposizione dei pubblici ministeri all’esecutivo, nei manifesti non si fa alcun riferimento ai Pm, ma si parla di “giudici”. Diabolico! L’effetto è sicuramente notevole in termini di comunicazione e devastante in termini di verità fattuale.
Nulla di nuovo sotto il sole, tuttavia. Nella mancanza di argomenti, siamo al cospetto dell’estremo tentativo di ingannare i cittadini. Da liberale, il tema non mi preoccupa. Sono convinto che i discorsi di menzogna si combattano con i discorsi di verità, secondo il principio della libertà delle idee. Anzi, il contenuto subdolo di quei manifesti, una volta denunciato e spiegato all’opinione pubblica, diventerà un formidabile messaggio per il Sì. Nemmeno mi appassiona il tema dei fondi che l’Anm ha destinato alla campagna elettorale. Beati loro, mi verrebbe da dire. Noi del Sì promuoviamo le nostre idee con quattro spicci. La questione non mi tange e non mi appassiona perché l’Associazione nazionale magistrati costituisce un sindacato privato.
Ma questo è il punto. In questi anni, anche per la voluta assonanza Anm-Csm si è confuso un sindacato, cioè un’associazione privata, per un’Istituzione dello Stato. Un errore grave. Una responsabilità delle Istituzioni rappresentative (Governo, Parlamento, Presidenza della Repubblica, ecc) che hanno eletto un sodalizio qualunque a loro unico interlocutore sui temi della giustizia. Ora è evidente che, da qui al voto referendario, la data dovrebbe essere fissata per il prossimo mese di marzo, tenteranno il tutto per tutto, non badando a spese. Hanno già messo in piedi una vera e propria macchina da guerra per contrastare una riforma costituzionale che, se venisse confermata dai cittadini, toglierebbe a quel sindacato l’enorme potere di controllo politico che ha acquisito negli anni nei confronti dell’intero corpo della magistratura.
“Vorresti giudici che dipendono dalla politica?” recitano i manifesti della discordia. Ebbene, “Vorresti giudici che dipendono dalla politica (rectius dalle camarille) dell’Anm?” chiederemmo noi. Peraltro, all’articolo 1 dello statuto dell’Anm si afferma che “l’associazione non ha carattere politico”. Quei manifesti allora non sono solo falsi, ma anche illegittimi. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Smascheriamo le menzogne dei sacerdoti della legalità, a cui l’unica cosa che interessa è la loro autorità.
