Abbiamo un grande futuro alle spalle, dice una vecchia battuta. Se il futuro della riforma della giustizia va traguardato con il successo del referendum, il retromotore è quello dei dirigenti, parlamentari ed ex parlamentari di tradizione socialista, liberale, riformista che hanno costituito il Comitato “Giuliano Vassalli” per il Sì. Garantisti nati e referendari sperimentati. La loro non è affatto una battaglia di retroguardia. E lo rivendicano: è in gioco una riforma che può porre fine – insieme alle indispensabili riforme istituzionali ed elettorali – alla seconda Repubblica.
Sul tenore di una grande battaglia di idee, valori, recupero di dignità della politica il debutto ieri in Senato è stato un successo. Leader storici e giovani attivisti tra decine di sostenitori che – da Milano a Taranto, da Cagliari al Veneto – stanno dando vita ai comitati cittadini e regionali. A promuovere l’incontro è stata la senatrice Stefania Craxi, insieme con Fabrizio Cicchitto, Salvo Andò e Claudio Signorile. La presidente delle commissioni Esteri e Difesa del Senato usa il bastone e la carota. La seconda, nelle parole di Stefania Craxi: «Non c’è alcun intervento punitivo nei confronti della magistratura», che resterà «indipendente», ma «che dovrà essere responsabile». Poi il bastone, che usa sull’avversario di sempre, Antonio Di Pietro, co-promotore di un altro comitato per il Sì. «Non mi interessa quello che dice il dottor di Pietro, che temo non abbia né la statura politica né morale di esprimersi su alcunché». E Di Pietro è servito. Non a caso.
Chi modera il confronto lo dice con una battuta: «L’Italia dei Costituenti era una repubblica fondata sul lavoro, quella nata da Mani Pulite è fondata sul lavoro dei magistrati». Mettere mano alla riforma implica un impegno in due tempi. Certo, la separazione netta e defi nitiva delle carriere – non più solo delle funzioni – porterà benefici di carattere culturale (e comportamentale) nell’arco di anni o più probabilmente lustri. Ma sarà lo scardinamento delle correnti, mediante il meccanismo del sorteggio, a cambiare i connotati del macropotere assunto via via nel tempo dai Pm. La cui sigla non è, formalmente, Processo Mediatico. Ma la risultante è quello. Fabrizio Cicchitto: «Tutti sappiamo che si gioca una battaglia decisiva per lo sviluppo della democrazia». E poi enumera i fatti che lo hanno
