Referendum giustizia, reel, meme e grafiche per il Sì. I giovani di destra si mobilitano sui social

Chi l’ha detto che i ragazzi «sono quasi tutti di sinistra»? Lo stereotipo non regge più. È una lettura superata dal tempo, ormai consegnata al passato. A testimoniarlo è la mobilitazione crescente dei giovani di centrodestra a sostegno del Sì al referendum. Una partecipazione che si misura soprattutto online, dove nuove comunità digitali stanno assumendo un ruolo centrale nell’orientare il confronto pubblico. La partita più interessante si sta giocando sulla Rete. Nelle storie Instagram, nei reel condivisi su Facebook, nei podcast rilanciati a ritmo serrato. Il fronte giovanile conservatore si sta mobilitando in modo compatto e visibile, coinvolgendo molti utenti under 30.

Sulle pagine ufficiali di Fratelli d’Italia la linea è istituzionale: analisi dei quesiti referendari, approfondimenti sugli errori giudiziari, spiegazioni tecniche delle proposte di riforma e un forte richiamo alle ragioni del Sì. Il target è prevalentemente adulto, attento agli aspetti giuridici e alle dinamiche parlamentari. Il tono è politico, strutturato, coerente con la comunicazione di partito.

Accanto a questo livello più istituzionale, però, si muove un ecosistema comunicativo parallelo e più giovanile. È il caso della pagina «Siete dei poveri comunisti», una realtà fortemente identitaria che utilizza un linguaggio diretto, ironico e immediato. Meme, video brevi, grafiche incisive: strumenti tipici della comunicazione digitale che intercettano un pubblico molto giovane. In questo modo, temi complessi come la riforma della magistratura diventano contenuti accessibili e condivisibili. La card in cui le toghe rosse vengono accusate di boicottare l’operato del governo Meloni ha incassato oltre 31mila mi piace e 870 commenti. Altrettanto bene è andata la grafica sulla differenza tra i testimonial del Sì e del No, con più di 26mila mi piace e 1.700 commenti: approvano la riforma Sabino Cassese (ex Giudice della Corte Costituzionale), Marco Minniti (ex ministro degli Interni), Gian Domenico Caiazza (presidente dell’Unione Camere Penali Italiane) e Gaia Tortora (figlia di Enzo); si oppongono Fiorella Mannoia (cantante), Andrea Scanzi («giocatore di padel») e Alessandro Gassmann (attore). «Basta questo per capire da che parte sta la ragione. SÌ».

Un ruolo altrettanto significativo lo gioca il podcast «Radio Atreju» della comunità di FdI. Le puntate dedicate alla giustizia occupano uno spazio rilevante nella programmazione, e spesso ospitano voci differenti, anche provenienti dal centrosinistra. A riscuotere maggiore successo sono stati gli interventi dell’ex magistrato Antonio Di Pietro e dell’europarlamentare Pina Picierno, del Partito democratico, favorevole alla riforma. Contributi che hanno ottenuto numeri significativi in termini di visualizzazioni, interazioni e condivisioni.

Il successo di queste iniziative non si limita alle piattaforme di origine. I contenuti vengono rilanciati su Instagram, ripresi da testate online e commentati da opinion leader, ampliando ulteriormente il perimetro del dibattito. La strategia è chiara: combinare la leva dei social con quella dei podcast per costruire una narrazione continuativa e capace di coinvolgere segmenti diversi di pubblico. Ma non è solo benzina per il Sì: in questo modo, la mobilitazione giovanile di destra può vantare una presenza attiva e organizzata in uno spazio – quello digitale – spesso percepito come terreno privilegiato della sinistra. I numeri delle pagine, l’engagement generato e la partecipazione alle discussioni indicano che una parte consistente di giovani elettori è pronta a fare la propria parte. E, chissà, anche a incidere.