L’ariete referendario par excellence si muove, ancorché troppo pavido per guidare alla pugna la propria legione. Il suo ambiente è l’ombra sardonica, ove può caricare il colpo senza temere la risposta dello scudo: è animale sensibile al morso avversario, fragile al responso dell’insuccesso. Giova imparare a riconoscerne anzitempo il grugno beffardo, prepararsi a resistere alle sue corna maliarde. Un infido assedio si presta a infuriare, dobbiamo pertanto osservare da vicino il profilo e l’artiglio proditorio del manovratore eretico.
Cachinna, bercia, squittisce, ghigna; mezzo giullare, mezzo inquisitore. Pensi al Centauro, vedi la Lamia. Affetta con il taglio grosso dell’apedeuta le questioni più delicate, il veleno al posto dell’inchiostro, il sorriso sprezzante esibito quale succedaneo della completezza cognitiva. Ma il pubblico giubilante, è notorio, acclama sempre il proprio triste aguzzino. È il diritto all’opinione sguaiata spogliato del dovere all’intelligenza analitica ciò che si pretende; l’aberrazione dell’ipertrofia amorosa verso di sé condotta all’estasi onanistica. Si diverte col topo, rifugge il cane; dileggia il professore e amoreggia con l’imbonitore; tortura la conoscenza mentre si trastulla con l’indecenza. Difensore della legge ferrea della spada, specie se la mannaia capitale trafigge e squarcia ogni giustizia, ha inflessibili manie trucibalde; insofferente, in quanto estraneo, al sillogismo giurisprudenziale, subisce la fascinazione asinina del sommario: l’onagrocrazia ha il suo meglio, l’epistocrazia patisce il pungolo.
È picchiator-parolaio di tendenza, concionatore per vocazione ad uso di stomaci forti, untore attento del luogo comune. Il suo popolo lo adora, in lui ritrova la via soteriologica, si abbandona alla parusia. Non è solo, il nostro. Nel tempo ha raccolto seguaci, salmodianti, apostoli. Schiera così una turba di feroci corifei: adulanti emulatori, manutengoli fedeli al Verbo del padrone, smaniosi di ricevere l’encomio del capobranco. Si concede loro l’innocenza infantile; difficile respingere l’abbaglio dell’incanto populista: sfavillante lama boiesca che è da orgasmo psicodinamico. Giungerà l’inesorabile vendetta sanguinaria che attende puntuale gli oppositori. Del resto, Scalfari docet, essa vale “più della Legion d’onore”.
