Referendum, Gratteri fa il tribuno del no sotto gli occhi di Mattarella: “Giovani iniziano a pensare di non fare più i pm”

L’altra mattina, a Castel Capuano, alla presenza del Capo dello Stato, Nicola Gratteri ha fatto una cosa che sa fare molto bene di questi tempi: il comizio. Lo stesso Mattarella che giorni fa, al plenum del Csm, aveva chiesto con fermezza di abbassare i toni, si è trovato davanti il Procuratore di Napoli che li alzava, lanciando l’allarme: i giovani magistrati fuggono dalle Procure, intimoriti dal futuro della funzione requirente. «Vedo giovani preoccupati», ha detto. «Molti iniziano a pensare di non fare più il Pubblico ministero». Uno sgarro istituzionale, prima ancora che un argomento debole.

Perché se la funzione del Pm è così svilita da far fuggire i giovani – ammesso che sia vero, e nessun dato lo certifica – non è forse questa la migliore pubblicità per il Sì? La separazione delle carriere nasce esattamente per dare al Pubblico ministero una dignità propria, un autogoverno autonomo, una formazione specifica. Il giudice neutrale da un lato, il magistrato requirente dall’altro, con le sue attitudini investigative e la sua vocazione. Due identità distinte, nel rispetto di entrambe.

E la Scuola superiore della magistratura? Con la riforma, due percorsi formativi distinti, due vocazioni coltivate fin dall’inizio – sempre nel rispetto della separazione tra accusa e difesa, che nessuno vuole toccare. Può rassicurare Gratteri: nessuno fuggirà. Semmai, a fuggire – dallo sconcerto – rischia di essere il cittadino.

Quello che non è più tollerabile è la magistratura che fa politica. Apertamente, davanti al Presidente della Repubblica che aveva chiesto il contrario. Un Procuratore in carica che trasforma ogni cerimonia istituzionale in un palco referendario non sta difendendo l’indipendenza della magistratura: rischia di logorarla. Per questo bisogna votare Sì. Perché quando la toga diventa bandiera, in barba alla separazione dei poteri, è la giustizia a perdere.