Referendum, l’avvocato Rampelli smaschera il piano del No: “Eleggere il nuovo Csm con le vecchie regole”

Si era costituita ad opponendum nel procedimento con cui il fronte del No, davanti al Tar, aveva provato a far slittare la data del referendum. La spallata però è fallita. Elisabetta Rampelli, presidente dell’Unione italiana forense e coordinatrice di “Giustizia Giusta”, comitato per il Sì, va dritta al punto: l’Associazione nazionale magistrati è terrorizzata dal sorteggio del Consiglio superiore della magistratura «perché mina il potere delle correnti». Intanto, aleggia un sospetto: «Cercano di allungare i tempi per eleggere il nuovo Csm con le vecchie regole».

Prima il ricorso al Tar, poi il nuovo quesito alla Corte suprema di Cassazione. Il fronte del No le ha provate tutte, ma la data del referendum non cambia. Perché il voto ravvicinato fa così paura?

«Temono di non avere abbastanza tempo per convincere i cittadini che dalla riforma uscirà una magistratura asservita al potere, che non combatterà più la corruzione o il malaffare. In realtà, ma è una mia opinione, cercano di allungare i tempi per eleggere il nuovo Csm con le vecchie regole, in attesa che cambi il governo e si torni indietro».

Lei accusa i «conservazionisti dello status quo» di aver tentato il «sabotaggio». Parole forti…

«Credo che oggi la magistratura sia diventata un potere. I Padri costituenti la definirono “ordine” poiché non eletta dal popolo, l’unico soggetto legittimato a costituire un potere in un regime democratico».

Per la prima volta, l’intera Avvocatura italiana (penalisti e civilisti) ha assunto una posizione unitaria sul referendum. Che segnale è?
«L’Avvocatura da più di trent’anni ha sempre chiesto la separazione delle carriere. Ed oggi, coerentemente, ribadisce le decine di mozioni congressuali. Ce lo chiedono l’art. 6 della CEDU o la Carta di Nizza o il Trattato di Lisbona, che impongono un giudice terzo e imparziale».

Anche perché finalmente all’avvocato viene attribuita l’importanza che l’inattuato articolo 111 della Costituzione gli assegna. Ma basta per superare la riforma Cartabia che marginalizza l’Avvocatura?

«Una riforma che prevede una maggiore specializzazione del Pm imporrà un’Avvocatura ancora più preparata. Valorizzeremo di nuovo l’avvocato, figura fondamentale per vigilare affinché al cittadino sia garantito il giusto processo, con nuove norme, abrogando la Cartabia».

Il Sì è una scelta per la qualità della giustizia e per la tutela dei diritti, eppure l’Anm la descrive come un assalto all’indipendenza della magistratura. Perché si alzano i toni piuttosto che stare nel merito?

«L’Anm è scesa in campo con toni aspri e affermazioni surreali, con mistificazioni che ipotizzano un collegamento tra il successo del Sì e l’apocalisse, ovvero l’assenza di controllo della politica rispetto alle ipotesi di malaffare. Per far presa sul cittadino, anche se è falso. Sono preoccupati dal sorteggio, perché mina il potere delle correnti che finora hanno governato tutta la magistratura, con un rapporto di quasi dipendenza tra eletto ed elettore. La riforma vuole la totale autonomia e indipendenza del Giudice e del Pm anche negli organi disciplinari o organizzativi. Dovrebbero esultare! Dai loro toni esce sconfitta la Giustizia, poiché la fiducia del cittadino nel giudice terzo e indipendente, nonché equilibrato, sarà ancor più compromessa».

L’unità delle carriere fu introdotta dal regime fascista, eppure oggi chi si professa antifascista vuole salvaguardare quel principio. Un paradosso…

«I Padri costituenti, con la VII disposizione transitoria, hanno riconosciuto la necessità di riformare l’ordinamento giudiziario del 1941, giudicato inadeguato, attraverso una normativa orientata ai princìpi costituzionali. Questa campagna per il No mira solo a sconfessare il governo di centrodestra, e a lasciare inalterato il potere delle correnti che ha dato pessima prova di sé stesso e ha “fatto politica”. Il cittadino vuole un Pm preparato che persegua i reati, e un Giudice terzo ed equilibrato che si esprima in totale autonomia, ovvero ciò che la riforma garantirà».