Le parole di Nicola Gratteri segnano un punto di non ritorno. Da una parte il No: i Giusti, gli onesti, le persone perbene. Dall’altra il Sì: gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata. Il dibattito ormai è inquinato, avvelenato. Si lotta nel fango. Per vincere al referendum serve uno scatto. Finora il compito è stato affidato ai tecnici, che hanno spiegato articoli e commi in maniera puntuale. Ma adesso tocca alla politica. Giorgia Meloni lo sa. E nelle scorse ore è arrivato il segnale da Palazzo Chigi: bisogna scendere in campo. Un messaggio rivolto ai ministri, ai leader di maggioranza, ai partiti. Detto, fatto.

A inaugurare la contesa politica è Matteo Salvini, che sui social è lapidario contro Gratteri: «Io lo denuncio. E voterò Sì». Segue il titolare della Difesa, Guido Crosetto: «Voterò Sì. Perché penso sia il modo migliore per rendere libero ogni singolo magistrato. Perché voglio che ogni cittadino sia giudicato per ciò che ha fatto di sbagliato e non se ha idee politiche diverse». Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, posta sui social una card con una scritta dominante: «Voto Sì». E lancia l’appello agli elettori: «Non è uno scontro ideologico, ma un passaggio necessario per una giustizia più giusta, credibile e libera dalle derive del correntismo. Il 22 e 23 marzo scegliamo il cambiamento». Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione, è ottimista: «Il comunicato sottoscritto da 51 magistrati di vari tribunali e procure che contestano le affermazioni di Gratteri, e che rivendicano con orgoglio la scelta di votare Sì al referendum, segna l’inizio di una svolta importante».

È il turno anche di Arianna Meloni, che annuncia al Corriere: «È una riforma storica che gli italiani attendono da più di 30 anni. Saremo tra la gente a spiegare che non c’è nessun attacco alla libertà ma solo la voglia di rendere migliore il nostro sistema. Lo faremo sul territorio e con tante iniziative». E infatti i partiti sono pronti a mobilitarsi: manifesti stradali, gazebo, volantini, roll-up, vele pubblicitarie, banner sui siti, gadget personalizzati. È tutto pronto. La politica entra in gioco. La campagna per il Sì inizia ora.