- 35 giorni al voto
Referendum, Meloni non scende (ancora) in campo ma mobilita il governo. Ministri per il Sì
Le parole di Nicola Gratteri segnano un punto di non ritorno. Da una parte il No: i Giusti, gli onesti, le persone perbene. Dall’altra il Sì: gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata. Il dibattito ormai è inquinato, avvelenato. Si lotta nel fango. Per vincere al referendum serve uno scatto. Finora il compito è stato affidato ai tecnici, che hanno spiegato articoli e commi in maniera puntuale. Ma adesso tocca alla politica. Giorgia Meloni lo sa. E nelle scorse ore è arrivato il segnale da Palazzo Chigi: bisogna scendere in campo. Un messaggio rivolto ai ministri, ai leader di maggioranza, ai partiti. Detto, fatto.
A inaugurare la contesa politica è Matteo Salvini, che sui social è lapidario contro Gratteri: «Io lo denuncio. E voterò Sì». Segue il titolare della Difesa, Guido Crosetto: «Voterò Sì. Perché penso sia il modo migliore per rendere libero ogni singolo magistrato. Perché voglio che ogni cittadino sia giudicato per ciò che ha fatto di sbagliato e non se ha idee politiche diverse». Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, posta sui social una card con una scritta dominante: «Voto Sì». E lancia l’appello agli elettori: «Non è uno scontro ideologico, ma un passaggio necessario per una giustizia più giusta, credibile e libera dalle derive del correntismo. Il 22 e 23 marzo scegliamo il cambiamento». Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione, è ottimista: «Il comunicato sottoscritto da 51 magistrati di vari tribunali e procure che contestano le affermazioni di Gratteri, e che rivendicano con orgoglio la scelta di votare Sì al referendum, segna l’inizio di una svolta importante».
È il turno anche di Arianna Meloni, che annuncia al Corriere: «È una riforma storica che gli italiani attendono da più di 30 anni. Saremo tra la gente a spiegare che non c’è nessun attacco alla libertà ma solo la voglia di rendere migliore il nostro sistema. Lo faremo sul territorio e con tante iniziative». E infatti i partiti sono pronti a mobilitarsi: manifesti stradali, gazebo, volantini, roll-up, vele pubblicitarie, banner sui siti, gadget personalizzati. È tutto pronto. La politica entra in gioco. La campagna per il Sì inizia ora.
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