In generale, i cristiani dovrebbero avere una certa diffidenza rispetto alla giustizia umana, visto che il loro fondatore, Gesù Cristo, venne processato e condannato a morte dalle autorità giudiziarie dell’epoca: Anna, Caifa, il Sinedrio, Pilato ed Erode Antipa. Per fortuna, nel corso dei secoli, particolarmente nei Paesi occidentali, accusa e difesa sono stati messi su un piede di parità, mentre un giudice terzo può assolvere o condannare. Questo accade in tutta Europa meno che in Italia, dove mi capitò nel 1992 di essere eletto deputato per la Democrazia cristiana, un partito distrutto per intervento della magistratura, con il 90% dei quasi 100 parlamentari incriminati (come ho dimostrato nel mio libro Storie di straordinaria ingiustizia) successivamente assolti o con l’accusa nei loro confronti archiviata.
Successivamente, centinaia di amministratori locali sono stati imputati, spesso trattenuti in custodia cautelare per anni, salvo poi essere assolti quando la loro vita e quella delle loro famiglie (come prima quella dei parlamentari) erano state distrutte. Ora il popolo italiano dovrà esprimersi in un referendum per decidere se confermare o meno la scelta del Parlamento, controfirmata dal Capo dello Stato, di separare (come in tutta Europa) le carriere di Pubblici ministeri e Giudici, garantendo agli uni e agli altri piena autonomia e indipendenza.
Con mia grande sorpresa mi hanno segnalato da più parti un invito a votare No contenuto in un documento dove si afferma testualmente che “modificare gli assetti costituzionali richiede ponderazione, ampio consenso e una chiara visione del bene comune: non può essere il frutto di contingenze politiche alimentate da un inaccettabile e continuo attacco ai magistrati quando non intervengono a favore degli interessi del governo”. Poiché il documento è firmato dai “missionari comboniani d’Italia”, ho voluto accertare che non fossimo su Scherzi a parte e sono riuscito a contattare il suo estensore, Padre comboniano di Verona, che me ne ha garantito l’autenticità.
Mi sono permesso allora di ricordare al Padre che si può essere contrari alla riforma per varie ragioni ma che l’ottavo comandamento recita “non pronunciare falsa testimonianza”, come viceversa avviene nel documento a proposito del contenuto della riforma. Di più: gli ho ricordato che i deboli e i perseguitati in questi decenni sono stati proprio semplici cittadini che hanno subìto le disfunzioni di un sistema per la riforma del quale oggi sono schierati anche fior fiore di magistrati e lo stesso ex presidente della Corte Costituzionale Augusto Barbera. E, senza voler a mia volta fare indebite invasioni di campo, ricordo infine la famosa frase di Gesù: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.
