"La giustizia è un problema di tutti"
Referendum, Stefania Craxi: “Il riequilibrio dei poteri perfeziona il mosaico della libertà. La sinistra ha smarrito la sua funzione storica di tutela dei deboli”
Incontriamo la Presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato, Stefania Craxi, Forza Italia, per un ragionamento sul referendum.
Senatrice Craxi, abbiamo un problema con la giustizia, in Italia?
«Vorrei per prima cosa ricordare che la riforma della giustizia è una battaglia storica del socialismo italiano, di Bettino Craxi e di Giuliano Vassalli, ex ministro della Giustizia e medaglia d’oro della Resistenza. Già allora Vassalli era pessimista, e affermò che quello che la magistratura ha conquistato non lo molla più. Sì, abbiamo un problema».
E non è un problema dell’oggi?
«Non è un problema dell’oggi, e non è neppure un problema “di qualcuno”: è un problema di tutti. La giustizia è la vita delle persone, la libertà, la dignità calpestata da troppi errori giudiziari. Questa riforma non serve a questo o a quel governo: serve al Paese».
Lei contesta l’approccio di una parte della sinistra. Perché?
«Perché siamo arrivati al paradosso di chi dice: nel merito sarei d’accordo, ma voto contro il governo. È un atteggiamento poco serio verso una riforma che serve ai cittadini. Il referendum, invece, se approvato, inciderà davvero sulla vita dei cittadini e delle imprese, grazie alle due riforme cardine».
Partiamo dalla separazione delle carriere. Perché è decisiva?
«Perché garantisce un processo non sbilanciato a favore dell’accusa. Significa avere un giudice terzo tra accusa e difesa. Oggi i cittadini hanno paura della giustizia, e hanno perso fiducia proprio per questo».
Il secondo pilastro è la riforma del CSM. Che cosa non funziona oggi?
«La carriera del giudice dipende dal PM che lo accusa, e in questi anni le correnti sono finite in mano ai PM. Mi chiedo: perché si ha paura del sorteggio, quando vengono sorteggiate le giurie popolari che giudicano i cittadini? Perché non sorteggiare chi giudica i giudici?»
Vede una difesa corporativa da parte dell’ANM?
«Assolutamente sì. Ma ciò che mi scandalizza è la sinistra, che ha smarrito la sua funzione storica di tutela dei deboli, che difende lo status quo pur di rivendicare una superiorità morale spazzata via da ogni evidenza. Si è ricongiunta a un conservatorismo ideologico che ha sempre demonizzato la cultura riformista».
Un conservatorismo che riguarda che cosa, esattamente?
«La volontà di mantenere un assetto che ha mostrato limiti enormi. Un assetto che non garantisce imparzialità, che alimenta paura e sfiducia. E vorrei ricordare a chi oggi si erge a paladino della Costituzione che l’unità delle carriere fu voluta da Mussolini per controllare i magistrati».
Lei parla anche di un ribaltamento storico. Quando avviene?
«Negli anni Settanta. Ricorda i pretori d’assalto? È lì che una parte della magistratura comincia a esondare dai suoi compiti. Mani Pulite ha solo consolidato un processo già in corso. Il suo acme, non l’inizio».
Il referendum può riequilibrare i poteri dello Stato?
«Sì. Dobbiamo decidere che tipo di Stato vogliamo: quello in cui i poteri si bilanciano, oppure quello dove l’ordine giudiziario, diventato potere negli anni di Mani Pulite, resta senza contrappesi. Non è una riforma punitiva: la magistratura resta indipendente, ma deve essere anche responsabile».
Gli argomenti della sinistra sono speciosi, dice. Perché?
«Perché alimentano paure e slogan. Noi vogliamo istituzioni capaci di riformarsi per servire meglio i cittadini. Gli argomenti contro questa riforma sono ideologici e falsi».
Lei si occupa di politica internazionale e di Europa: altrove le carriere sono separate?
«La maggior parte dei Paesi europei e occidentali ha scelto la separazione. E la maggior parte dei sistemi autocratici non ce l’ha. Questo vorrà pur dire qualcosa. Ce l’ha perfino il Vaticano, con buona pace della CEI».
Questa è la fine della campagna referendaria o l’inizio della campagna elettorale?
«Bella domanda. Il governo non ha politicizzato il referendum, perché voleva discutere nel merito. Ma i nostri avversari lo hanno fatto, eccome».
Come finirà? Possiamo azzardare un pronostico?
«Vinceremo questa battaglia. Per scrivere una pagina di fiducia nella capacità del sistema giudiziario di migliorarsi, per sanare la frattura che ha lacerato il tessuto democratico del Paese e per guardare con speranza al domani, completando il mosaico della libertà».
© Riproduzione riservata







