Care compagne e cari compagni del Pd, vi racconto una storia che spero aiuti a smettere di additare di tradimento chi da sinistra – e anche dentro il Pd -, voterà Sì al referendum sulla separazione delle carriere.
Voglio mettere a confronto l’esperienza del referendum sul divorzio del 1974 che venne vinto dai No alla abolizione della legge. Il referendum sul divorzio non fu solo una grande vittoria civile. Fu anche una straordinaria prova di maturità democratica. Milioni di elettori democristiani votarono contro la linea del loro partito anche se intendevano continuare a votarlo. Molti cattolici separarono per la prima volta la loro scelta personale dalla indicazione dei vescovi. Non si votò per appartenenza, ma per convinzione. Non si votò contro qualcuno, ma per qualcosa: la dignità, la libertà, la possibilità di non restare prigionieri di una vita infelice.
Uno di questi era Pietro Scoppola. Da autorevole esponente cattolico doveva intervenire come relatore ad un convegno nazionale organizzato dall’arcivescovo di Lucca Mons. Bartoletti per recepire il Concilio in Italia. Mosso da senso di responsabilità chiamò Bartoletti e lo avvisò che, nonostante una critica dell’Osservatore Romano, avrebbe proseguito nel suo dissenso pubblico sia rispetto ai vescovi sia alla Dc e che forse non poteva essere relatore. Bartoletti gli disse: ne parlo con il Papa, Paolo VI. Il Papa, avete letto bene. Paolo VI rispose che Scoppola era bene che rimanesse come relatore, anche se non condivideva le sue posizioni.
Il confronto con l’oggi, con il dissenso di chi a sinistra e dentro il Pd è favorevole alla separazione delle carriere e viene additato come “traditore” è stridente care compagne e compagni. Penso a tutto il gruppo dirigente di Libertà Eguale, quasi tutti iscritti al Pd, a cominciare dal “mite” ma competente come pochi, Stefano Ceccanti, che quotidianamente viene insultato in ogni dove, anche dal gruppo dirigente del Pd. Ci sono persone di sinistra che voteranno Sì. Non perché siano diventate di destra. Non perché siano contro la magistratura. Ma perché ritengono, alcuni dal 1999, in coscienza, che la distinzione dei ruoli, l’imparzialità percepibile del giudice, la chiarezza delle funzioni siano principi di civiltà giuridica. Votano per un’idea di giustizia, non per uno schieramento, perché come dice Augusto Barbera, chi tradisce la Costituzione è chi non distingue tra un quesito referendario e le elezioni politiche. I nostri amatissimi costituenti, ricorda Barbera, “vollero questo strumento di democrazia diretta, diverso dalle consultazioni politiche”. Senza quella lezione di democrazia che seppero dare sia i partiti che i loro rappresentanti non avremmo alcune grandi conquiste civili.
Perché sì, anche la separazione delle carriere è una conquista civile, di civiltà giuridica, che tanto farebbe bene a questo martoriato paese in conflitto eterno tra politica e magistratura. E noi che voteremo Sì da sinistra ci siamo un po’ stancati di queste “purghe staliniane” perchè quella “era” una battaglia di sinistra. Una democrazia è forte quando sa accogliere il dissenso interno. Quando non trasforma ogni differenza in un processo. Quando non chiede uniformità, ma lealtà alla propria coscienza.
