Regionali Campania, Cirielli sogna la rimonta: “Fico populista, il condono non è voto di scambio ma giustizia amministrativa. Cento euro ai pensionati? I fondi ci sono”

I sondaggi sorridono a Edmondo Cirielli: i numeri certificano una progressiva rimonta nelle ultime settimane, ma dare la spallata al centrosinistra di Roberto Fico non sarà facile. Mancano pochi giorni al voto, e i margini per la clamorosa vittoria si fanno sempre più stretti. Il candidato del centrodestra, però, è ottimista: i voti dei Deluchiani e dei moderati saranno decisivi per la vittoria.

I leader del centrodestra si sono scatenati sulle note di «chi non salta comunista è». Anche lei ha ballato?
«No, non ho ballato: non è nelle mie corde e non so farlo. Però mi sono divertito, è stato un momento di pura goliardia. Una goliardia che, sia chiaro, attraversa tutti i leader di partito: pensiamo alla Schlein sul carro del Gay Pride».

Gli ultimi sondaggi parlano chiaro: la Campania è ancora contendibile. Ma mancano pochissimi giorni al voto. Il «miracolo» è ancora possibile?
«Non è un miracolo: è una possibilità reale. La Campania non è una Regione persa. C’è un elettorato moderato, riformista, spesso deluso da un centrosinistra che ha scelto un candidato presidente proveniente da un partito populista, che oggi sta valutando con attenzione chi può garantire un governo serio, amministrativo, non ideologico. Mi rivolgo a loro: guardate a ciò che non è stato fatto in questi dieci anni e sceglietemi non per appartenenza, ma per ciò che posso realizzare nei prossimi cinque anni».

Di fronte ha un avversario, Fico, che può contare sul sostegno delle «truppe cammellate». Voti pesanti, almeno sulla carta. La partita verrà decisa dai Deluchiani e dai centristi: come li convincerà a votare per lei?
«Parlando la loro lingua: efficienza, merito, affidabilità. Il mio avversario è sostenuto da chi ha governato questa Regione senza risolverne i problemi. Io sto parlando ai campani che vogliono uscire dagli slogan e dalle appartenenze tribali. Non chiedo di cambiare bandiera: chiedo di valutare la qualità delle proposte. Con me avranno un governo regionale che non rinnega ciò che funziona, ma cambia radicalmente ciò che non funziona».

Nei giorni scorsi ha proposto di riconoscere un contributo di almeno 100 euro al mese per chi percepisce le pensioni più basse. Dove si trovano i fondi?
«Dai programmi europei, in particolare dal Fondo Sociale Europeo, che già oggi finanzia misure a sostegno delle fasce più deboli. Non prometto miracoli: prometto una misura credibile, sostenibile e verificabile. Prima abbiamo individuato le risorse, poi annunciato la misura. Il contrario di quanto avvenuto negli ultimi dieci anni».

Il condono edilizio sta infiammando le fasi finali della campagna elettorale. Il centrosinistra vi accusa di «voto di scambio». Era davvero necessario riaprire la sanatoria del 2003 a ridosso del voto?
«Era necessario ristabilire equità. La Campania è l’unica Regione che non ha applicato integralmente quella legge, per un errore amministrativo, creando cittadini di serie A e cittadini di serie B. Non proteggo chi ha speculato: voglio dare una risposta a chi vive da vent’anni in un limbo burocratico pur avendo case regolari sotto il profilo statico e urbanistico. Ristabilire diritti non è voto di scambio: è giustizia amministrativa».

Lei reputa la sanità campana «il disastro più clamoroso di De Luca». Come si inverte la rotta? Il provvedimento di Schillaci sulle liste d’attesa non ha dato i frutti sperati…
«È un disastro non solo di De Luca, ma anche del Pd che ha lottizzato tutti. La rotta si inverte partendo dalle urgenze: liste d’attesa infinite, pronto soccorso saturi, personale allo stremo. Assumeremo nuovo personale, grazie alle norme nazionali, riapriremo presìdi chiusi senza logica e concentreremo la spesa sui servizi ai cittadini, non sulla propaganda. Il decreto Schillaci è un passo avanti, ma in Campania va ripristinata un’organizzazione sacrificata per anni al racconto politico».

Veniamo all’autonomia differenziata. Garantire tutti i Livelli essenziali di prestazione sarà un’impresa, specialmente al Sud: qual è il suo progetto?
«L’autonomia è una sfida, non un dogma. Il governo ha stabilito un principio chiaro: prima si definiscono e si finanziano i Lep, poi si trasferiscono le competenze. Per me è una garanzia, non un rischio: significa standard nazionali uniformi. Voglio un’autonomia che premi l’efficienza, non un’autonomia che crei disuguaglianze. E sarò il primo a oppormi a qualunque modello penalizzi la Campania».

È convinto di vincere, ma se le cose non andassero per il verso giusto? Rimarrebbe viceministro o si dimetterebbe per guidare l’opposizione in Consiglio regionale?
«Non sono abituato a ragionare su ipotesi irrealistiche: vincerò e sarò il garante di tutti i campani. Detto questo, chiedo ai lettori del Riformista, persone informate e poco inclini ai toni estremisti, di riflettere su un punto: dall’altra parte c’è un’alleanza che rischia di consegnare la Regione a populisti ed estremisti che hanno già dimostrato limiti evidenti nel governo delle città e del Paese. Io offro un’alternativa moderata, competente, europeista e riformatrice. Sta anche a voi decidere il futuro della Campania».