Regionali Campania, Fico-Cirielli più vicini. Il sondaggista Buttaroni: “Deluchiani e centristi decisivi. Non esistono partite chiuse”

Il campo largo non ha dubbi: il successo in Campania è scontato. Ma la sfida è apertissima. Roberto Fico ha un vantaggio di appena il 7% su Edmondo Cirielli. Un margine che non gli permette di dormire sonni tranquilli. Il sondaggista Carlo Buttaroni, presidente dell’istituto di ricerca Tecnè, avverte: tutto può accadere, e si deciderà nei giorni a ridosso del voto.

La sinistra è convinta di portare a casa la vittoria in Campania. Ma la partita è davvero chiusa?
«No, non esistono partite chiuse, soprattutto quando la distanza è intorno ai 7 punti percentuali. Va considerato che c’è un margine di errore, ma soprattutto siamo in una fase in cui gli elettori devono ancora scegliere realmente. I sondaggi misurano un clima d’opinione, degli orientamenti: non sono mai certezze. Una partita elettorale si gioca molto negli ultimi giorni. Non più nelle ultime due settimane, come accadeva un tempo. Adesso i giorni decisivi sono proprio quelli a ridosso del voto. L’ultimo miglio è ancora più decisivo: molte persone scelgono il loro voto definitivo nel tratto di strada tra la casa e il seggio».

In effetti 7 punti percentuali di distanza non sono abissali. Cirielli ha le carte per battere Fico e regalare al centrodestra una clamorosa vittoria?
«Cirielli è un candidato autorevolissimo, molto forte e strutturato, con un’eccellente forza territoriale. Parlo di organizzazione, di capacità di stare sul territorio, di conoscere e capire i problemi della Regione. Fico è un candidato che sicuramente ha un curriculum importante. Hanno poche somiglianze tra loro: Cirielli è un candidato molto politico; Fico viene da una storia perfino lontana dalla coalizione che oggi lo sostiene. Sono molto diversi anche nel modo con cui si pongono agli elettori. Pure le loro coalizioni hanno geometrie opposte: il centrodestra è così da più di trent’anni, mentre il centrosinistra è variabile e deve ancora dimostrare di essere capace di governare insieme come ha fatto il centrodestra».

Veniamo ai temi. Gaza paga in termini elettorali?
«È stato tra i temi che più hanno fatto discutere in questo periodo. I risultati sembrano dire che non paga, neanche in termini di sondaggi. D’altra parte, non è una novità: una grande mobilitazione popolare, di massa, come c’è stata in questo periodo, non sempre diventa consenso elettorale per un partito. È sempre stato così. Basti pensare ai grandi temi del divorzio, dell’aborto. Non c’è una corrispondenza diretta. Negli ultimi anni, la vera cifra del comportamento politico è l’economia dei mercati rionali: questo determina la fiducia degli elettori per un partito. Non i diritti civili, la politica estera».

E invece la discussione sul referendum per la separazione delle carriere che impatto avrà?
«Il referendum non è ancora parte del dibattito politico che viene letto come cifra che poi si traduce in consenso elettorale. Non è un tema che mobilita uno schieramento contro l’altro, anche perché la riforma è proposta dal centrodestra, che in questo momento gode di buona salute: il governo sta crescendo, ed è una rarità dopo tre anni».

Allora su quali temi si vincerà la sfida?
«La sfida si giocherà e si vincerà sui temi economici. Poi ci sono altre questioni. La sicurezza, che non è solo legata alla criminalità: la sicurezza di poter camminare per strada senza paura di essere aggrediti, certo, ma anche poter avere la tranquillità che se ti ammali riesci ad avere una visita e fare un esame. Dunque, il tema della sanità e delle politiche sociali. Poi ci sono il lavoro, la crescita economica, il commercio. Ogni volta che si spegne la luce di un negozio è una ferita per la città. Le partite si giocano per strada, non sui grandi campi di calcio nazionale. Conta ciò che i candidati diranno e come sapranno convincere gli elettori sui temi molto pratici».

Il Deluchismo non verrà certo cancellato dalla candidatura di Fico. Come si orienteranno le «truppe cammellate»? Spostano voti pesanti, forse decisivi…
«De Luca è stato un apprezzato presidente di Regione, sicuramente ha lasciato un segno molto forte tra i cittadini e tra le imprese. Continuerà a essere un punto di riferimento. Come si muoveranno i deluchiani lo potremo capire solo dopo le elezioni. Sicuramente avranno un impatto importante: ciò che ha costruito De Luca in questi anni è un’area politica che va oltre il Pd, è un’area culturale che va oltre la sinistra».

Moderati e riformisti del centrosinistra sono in agitazione per la leadership 5 Stelle. L’insofferenza può spingere i centristi a votare per Cirielli o si rifugeranno nell’astensione?
«I moderati del centrosinistra sono in agitazione perché il baricentro del Partito democratico è molto spostato a sinistra. Certo, una parte di elettori moderati potrebbe decidere di non andare a votare o addirittura potrebbe votare per Cirielli, benché si sentano più a loro agio nel campo di centrosinistra. Nel momento in cui si sposta l’asse, qualcuno rimane scoperto politicamente. La coalizione con il M5S cambia il profilo del Pd delle origini, è un cantiere: per gli elettori è ancora difficile immaginare quale sarà l’edificio finale».