Deborah Bergamini, deputata e vicesegretaria di Forza Italia, è una delle figure più esperte del centrodestra sui temi della giustizia, della comunicazione e delle politiche europee. Già dirigente di vertice nel partito e con una lunga esperienza parlamentare, ha seguito da vicino il dibattito sulle riforme istituzionali e sul rapporto tra politica e magistratura. In questa intervista spiega perché sosterrà convintamente il Sì al referendum sulla separazione delle carriere.
Al referendum per la separazione delle carriere dirà Sì senza riserve?
«È un sì di cuore e ragione, perché è una legge figlia dei nostri valori fondanti, il garantismo e la libertà, e perché è una legge di civiltà. La separazione delle carriere definisce finalmente un diverso cammino, a partire dal concorso, per magistrato giudicante e requirente. Il sorteggio per i due Csm rappresenta uno stop alle degenerazioni correntizie in magistratura. Il cambiamento sarà percepito dai cittadini».
Qualcuno ha criticato la scelta di issare la foto di Silvio Berlusconi come icona di questa riforma…
«C’è ancora troppa ipocrisia in giro. Silvio Berlusconi individuò nella separazione delle carriere un punto rilevante della sua visione complessiva di come evolvere il nostro Paese, e noi con lui. Oggi è stata approvata una legge costituzionale sul tema e lo rivendichiamo. Se a qualcuno non sta bene, non è un nostro problema».
Senza le correnti organizzate, e le cordate che costruiscono, i giudici inizieranno a occuparsi di diritto un po’ più di quanto si siano occupati di politica?
«Non voglio generalizzare, ci sono tanti magistrati che adempiono ai loro compiti nel totale rispetto della cultura della giurisdizione. Ma le correnti e le cordate, sia nell’attività di autogoverno che nell’iniziativa pubblica, agiscono spesso con modalità da partito politico: è un’anomalia che non rispetta l’equilibrio dei poteri ed è legittimo per il legislatore affrontare la questione».
Gratteri è scivolato su una fake news, ha scambiato un’intervista artefatta a Falcone per una autentica. Fuor di battuta, i magistrati fanno scivolate così anche nei processi?
«In Italia si verificano circa mille errori giudiziari l’anno, tra ingiuste detenzioni ed errori in senso stretto. Mille vite segnate per sempre, insieme a quelle delle loro famiglie. Sarebbe però del tutto sbagliato fare di questa campagna referendaria una sorta di “processo al funzionamento della magistratura”. È invece un’occasione per mettere al centro il tema della giustizia giusta cui tutti devono concorrere, perché il traguardo finale riguarda il cittadino».
Il giusto processo deve essere anche un processo svolto in tempi veloci. L’Europa ci ha più volte sanzionato per l’inosservanza degli standard previsti, su questo tema. Come ci si arriva? Questa riforma può dare un contributo utile?
«Sulle tempistiche del processo il governo sta lavorando: pensiamo ai tanti bandi indetti per incrementare gli organici della magistratura entro il 2026 e ai concorsi per il personale amministrativo, senza trascurare il processo penale telematico, ormai ben implementato. La riforma sottoposta a referendum non riguarda direttamente l’efficienza, ma contribuisce a migliorare il sistema, con un giudice davvero terzo e imparziale. Un esempio significativo: la funzione disciplinare sarà demandata a un’Alta Corte, diversa dal Csm, conferendo maggiore indipendenza all’organo disciplinare. Ma neppure su questo evidente miglioramento l’Anm è d’accordo. Le altissime percentuali di “assoluzioni” in sede disciplinare dimostrano tuttavia che qualcosa non va e che bisogna correre ai ripari».
Forza Italia cresce, anche negli ultimi sondaggi. Il garantismo, trent’anni dopo quell’epidemia giustizialista, diventa un tratto culturale vincente?
«Noi eravamo garantisti quando ciò non andava troppo di moda, neanche tra i nostri alleati. È un tratto culturale portante, insieme agli altri temi che per primi abbiamo posto nel quadro politico, tra cui la questione fiscale e la necessità di uno Stato non invasivo, e che ora sono qualificanti per tutta la coalizione. Direi che sono qualificanti per chi sente la responsabilità di far fare un salto di modernità all’Italia».
Regionali, si vota tra poco. La sfida della Campania è aperta, lei è ottimista?
«Ce la giocheremo fino in fondo e sono ottimista. Da un lato c’è l’insussistenza di una sinistra messa insieme con il pallottoliere. Dall’altro ci siamo noi, una coalizione che esprime da trent’anni un progetto di buongoverno a qualsiasi livello territoriale e di cui Forza Italia è e continuerà a essere l’asse portante. Nel centrodestra siamo la realtà stabilizzante e rassicurante, che respinge le esasperazioni. Oggi questa postura è di nuovo attrattiva, e gli elettori ce lo stanno dimostrando».
