Succede quando l’arbitro alza le mani e sospende provvisoriamente la partita: troppa nebbia, il campo è impraticabile. E allora si aspetta che il pallone torni visibile. È più o meno lo stesso copione scelto dalla maggioranza sulla manovra di bilancio: «Aggiorniamoci alla prossima settimana». Tradotto: ci rivediamo dopo il voto regionale, quando si capirà se gli emendamenti sono frutto di amore vero o semplici infatuazioni elettorali. Il vertice convocato giovedì sera è finito con un sostanziale nulla di fatto, rimandato di sette giorni.
Gli avvertimenti di Giorgetti, Meloni e Salvini
Nell’aria resta pesante, come un cartellino giallo, l’avvertimento dell’arbitro, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: “I saldi non si toccano. Andateci piano con le modifiche”. Nel frattempo la presidente del Consiglio, in rotta verso Johannesburg per il G20, trova il tempo di mandare un messaggio al Forum della distribuzione moderna di Milano. Una sorta di bollettino sulla manovra: “È in linea con le precedenti, aggiunge tasselli, protegge il potere d’acquisto, sostiene chi investe e crea lavoro”. E non è finita: “Si confermano il credito d’imposta per la ZES unica del Sud e la super-deduzione sul costo del lavoro”. Il capitolo finale è per la reintroduzione di super e iper-ammortamento, quattro miliardi sul piatto: “maggiorazione del costo dei beni fino al 180%, che sale al 220% se servono alla transizione ecologica”. Ottimista il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, da Napoli: “I tagli li abbiamo presi tutti. Ma serviva concentrare le risorse su sanità e contratti”. Poi arriva Matteo Salvini, impegnato in campagna elettorale a Venezia, che toglie ogni dubbio: “Sono il ministro competente dei condoni: me ne occupo io”. Il riferimento sono i quattro emendamenti sulla sanatoria edilizia, due dei quali riguardano la Campania. “Materia mia”, sbotta il segretario della Lega. E non pago, sgancia l’ultima bomba: “Chiederemo un contributo aggiuntivo alle grandi banche. Quelle vere, non le piccole”. Invitato a spiegare la proposta, il vicepresidente del Consiglio commenta: “Non faccio il ministro dell’Economia, ma se le banche chiudono l’anno con 50 miliardi di utili, mezzo punto di Irap non rovinerà le feste di Natale”. In un venerdì sostanzialmente uggioso, le polemiche si riversano su un emendamento presentato da Micaela Biancofiore di Noi Moderati: “La responsabilità civile in caso di danni ai pazienti passa dall’azienda sanitaria direttamente in capo ai medici”.
La rabbia dei medici
Si indigna la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri: “Si ritiri la proposta, se non vogliamo che tutte le strutture si trasformino in cattedrali nel deserto, svuotate da una fuga in massa dei medici e del personale sanitario verso altri Paesi”.
Il voto agita le minoranze
Materie incandescenti che torneranno inevitabilmente, nel prossimo vertice, quando Giorgia Meloni farà rientro dal mini–tour G20 e Angola, per il summit tra Unione Europea e Unione Africana. Intanto la vigilia del voto in Veneto, Campania e Puglia agita le minoranze. Matteo Renzi fa la sua previsione: “Martedì là premier vorrà cambiare la legge elettorale: i numeri diranno che il centrosinistra farebbe cappotto nei collegi delle 6 sei regioni che hanno votato”. Nella realtà, più prosaicamente, secondo i sondaggisti potrebbe finire con un 3-3, un pareggio che non dispiacerebbe affatto alla maggioranza. Soprattutto visto il calendario, a meno di due anni dalla finalissima del 2027.
E c’è pure un’altra grana per la sinistra. Secondo YouTrend, le primarie di coalizione le vincerebbe di gran lunga Giuseppe Conte con il 43%. Elly Schlein ferma al 29%, tallonata dall’outsider Silvia Salis (28%). La corsa dell’avvocato di Volturara Appula insomma non è più una suggestione: è un brivido vero per il Nazareno. Un sorpasso in piena regola, che viene accolto dai riformisti con beffarda ironia: “Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Siamo testardamente unitari, no?”. Con una flebile speranza: “Siamo ancora in tempo per cambiare direzione”.
