Non è bastata la tegola Mandelson. A mettere seriamente in discussione la permanenza di Keir Starmer a Downing Street arriva anche la bruciante sconfitta dello scorso venerdì nelle elezioni supplettive di Gorton and Denton, nella Greater Manchester. In questa roccaforte dove la sinistra dominava incontrastata da quasi un secolo, ha trionfato il Green Party che, con il 40,7% dei voti, per la prima volta, ha conquistato una vittoria storica nel nord dell’Inghilterra. L’imbarazzo in casa laburista è palpabile. Il Labour non solo perde, ma scivola addirittura al terzo posto, fermandosi al 25,4%, ed evidenzia l’ormai inarrestabile emorragia di voti sia verso sinistra che verso destra. La candidata dei Green, Hannah Spencer, ha vinto, tallonata da Reform UK di Nigel Farage, con il 28,7% dei consensi, che si conferma ormai l’unica vera “costante” in questa fase di profonda disgregazione del sistema bipartitico britannico.
Le elezioni che insidiano il premier
Di certo hanno pesato il crescente malcontento verso il governo e i mal di pancia per la gestione delle politiche locali, soprattutto in tema di immigrazione. Ma la ciliegina sulla torta è stato l’incomprensibile blocco della candidatura del popolare sindaco di Manchester, Andy Burnham, proprio da parte del primo ministro. Un vero e proprio suicidio politico che lascia trasparire per l’ennesima volta lo stato confusionale che regna nelle segrete stanze del partito laburista. Questa nuova virata a sinistra del tradizionale elettorato locale è l’ennesimo campanello d’allarme di un malcontento che segue mesi di sondaggi negativi inascoltati e critiche feroci per la gestione delle epurazioni di alcuni esponenti dell’amministrazione e delle discutibili nomine come, appunto, quella di Peter Mandelson.
Disfatta per Starmer e pressione per le dimissioni: bye bye Sir Keir
Il tonfo nella Greater Manchester non è indifferente, perché si trattava del più importante test elettorale da quasi un anno. Starmer, peraltro, aveva scommesso la propria autorità personale sulla vittoria del Labour in quel collegio e si era recato personalmente a Manchester nei giorni precedenti al voto. Una mossa insolita per i leader britannici, che normalmente evitano di fare campagna elettorale in aree dove rischiano di perdere. Ora la pressione perché lasci l’incarico si è fatta assordante. Kemi Badenoch, leader dei Tories, ha accusato apertamente il premier in Parlamento di essere un incapace e, come lo stesso Farage, ha abbandonato il consueto fair play britannico e lo ha caldamente pregato di fare un passo indietro. Ma anche all’interno delle file laburiste non si contano più i distinguo o le voci di chi apertamente pensa che questa sia l’unica soluzione possibile. La stessa presidente del Partito, Anna Turley, ha dichiarato che il risultato è stato “chiaramente deludente”. Il premier ostenta fiducia. Tuttavia, la spada di Damocle pende e il vero aut-aut scatterà alle elezioni di maggio, in previsione di nuovi risultati deludenti nelle consultazioni locali e regionali, e in quelle per i Parlamenti di Galles e Scozia. E bye bye Sir Keir.
