Ai Bagni Misteriosi di Milano, l’iniziativa «Crescere» ha rimesso al centro la voce dei riformisti dem, negli ultimi tempi un po’ in sordina. Lia Quartapelle ha aperto senza giri di parole: «Siamo qui perché siamo preoccupati per il Pd. Il Pd sta perdendo l’ambizione di offrire proposte concrete per risolvere i problemi reali delle persone». E avverte contro la scorciatoia del tifo: «Si cercano scorciatoie emotive che mobilitano, ma noi come partito cosa proponiamo a chi non è già con noi, riformisti e moderati compresi».
Il monito è anche elettorale: «Se va avanti così temo che la destra possa vincere. Un altro centrosinistra, programmatico e riformista, può vincere». Sulle alleanze, il perimetro: «Siamo unitari, ma non con la formuletta M5S-Avs. Siamo con chi vuole un’Europa forte e unita». Giorgio Gori, europarlamentare di riferimento dell’ala liberal, blinda il profilo riformista dentro il Pd: «Il riformismo non può essere esternalizzato né appaltato a piccoli partiti creati in laboratorio. Questa cosa tocca al Pd». Per l’ex sindaco di Bergamo – ed ex manager – la priorità è la crescita: «L’Italia non cresce, galleggia: con lo 0,5% e un punto di Pil da Pnrr siamo in stagnazione». E la sfida politica: «Oggi l’opposizione c’è, ma non è percepita come alternativa credibile al governo Meloni. Vogliamo riannodare i rapporti con i mondi produttivi e dare soluzioni coi piedi per terra».
L’ex ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, chiarisce metodo e tempi: «Non siamo qui per mettere in discussione la leadership di nessuno, ma per rafforzare l’azione con la segretaria Schlein a favore del Pd e del centrosinistra». Sulla rotta: «Serve un’alleanza ampia, come richiede la legge elettorale». E sul percorso interno: «Il congresso si farà quando previsto dallo statuto; ogni sede di confronto è utile». Apertura al centro riformista civico: «Guardiamo con favore a tutto ciò che può allargare il centrosinistra». Piero Fassino – che del Pd è stato il fondatore – concentra il fuoco sulle proposte: «L’opposizione al governo Meloni c’è, ma non è percepita come credibile alternativa. I riformisti vogliono colmare quella lacuna parlando a chi chiede crescita, equità, lavoro di qualità e innovazione».
Dal territorio arriva l’esortazione di Beppe Sala: «Essere riformisti significa dire con chiarezza cosa vogliamo fare. Prima di cercare alleati, il Pd deve capire chi vuole essere e cosa fare. Sono qui per dare un contributo». In parallelo, la maggioranza che sostiene Schlein prepara le giornate di Montepulciano (18-30 novembre) con Areadem, Dems e Articolo 1. Gli organizzatori smontano i retroscena: «Non è un’operazione contro la segretaria, né la nascita di una nuova corrente. Vogliamo discutere le priorità del Pd e dell’alleanza alternativa di governo». E sui tempi: «Nessuna accelerazione verso il congresso, l’idea di fare rete tra le anime della maggioranza nasce già dalla scorsa primavera». Schlein, mutatis mutandis, non risponde nel merito: «Benissimo la discussione interna a un partito che è democratico, restiamo adesso concentrati sulla manovra e sulle Regionali, perché sono partite molto importanti». Il quadro, a fine evento, vede tratteggiare una identità riformista nel Pd, ahinoi diventata minoranza. Dissidenza, quasi. Ma che non si arrende al silenzio e anzi, rilancia. Con un obiettivo condiviso da tutti gli interventi: cambiare passo, cambiare metodo, urlare di meno nelle piazze e lavorare a una piattaforma di governo riconoscibile — e credibile — agli occhi del Paese. Auguri, riformisti. Non sarà facile.
