Riduzione pressione fiscale, il governo fa fatica. Marattin: “In Italia se guadagni 2500 euro al mese sei un mulo da soma”

Il percorso del governo verso una riduzione strutturale della pressione fiscale prosegue “gradualmente ma con decisione” e il 2026 potrebbe diventare l’anno della svolta. A ribadirlo è il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, intervenuto durante la settima giornata di Atreju, dove ha confermato che l’uscita dalla procedura di infrazione rappresenterà “uno stimolo per ulteriori interventi”, soprattutto sul fronte del taglio delle tasse. “Vogliamo sicuramente arrivarci”, ha spiegato Leo, forte anche del calo dello spread a 70 punti e della conseguente riduzione della spesa per interessi, risorse che potranno essere reindirizzate agli investimenti, alla crescita economica e alle riforme fiscali necessarie per sostenere famiglie e imprese. Tra gli obiettivi più immediati c’è l’estensione della riduzione dell’Irpef alla fascia di reddito fra 50 e 60mila euro, un intervento che, secondo Leo, sta maturando “tutte le condizioni per poter essere realizzato”. Parallelamente, sul fronte delle imprese, il viceministro ha annunciato che la misura dell’iperammortamento diventerà triennale, con avvio nel 2026 e validità fino al settembre 2028. “La riformulazione è negli emendamenti su cui stiamo lavorando”, ha chiarito, sottolineando che il governo sta predisponendo anche le necessarie coperture, per garantire continuità e stabilità agli incentivi alle imprese che investono in innovazione e crescita.

Marattin: “Se guadagni 2500 euro al mese sei un mulo da soma”

Sul palco di Atreju, al fianco di Leo, è intervenuto anche il segretario del Partito Liberaldemocratico Luigi Marattin, che ha rilanciato con forza la battaglia per l’ampliamento della platea del ceto medio beneficiario del taglio Irpef. “Parliamo di persone che guadagnano 2500 euro al mese: per la sinistra sarebbero i ricchi d’Italia”, ha affermato. “Sono i veri muli da soma del Paese, pagano aliquote al 43%, mentre in Francia e Germania la stessa aliquota scatta con redditi molto più alti”. Marattin ha anche indicato le possibili coperture, attaccando le misure “simboliche” come l’abbassamento di un mese dell’età pensionabile o le rottamazioni fiscali: rinunciandovi, sostiene, sarebbero disponibili le risorse per “abbassare l’aliquota ai muli da soma”.

La gestione della spesa pubblica

Accanto ai temi fiscali, Marattin ha puntato il dito contro la gestione della spesa pubblica, con un passaggio destinato a far discutere. “Non c’è un problema di quanto si spende, ma di come si spende”, ha dichiarato, evidenziando che l’aumento degli stanziamenti — sanità compresa — non ha impedito l’aumento del numero dei poveri. Da qui il suo invito netto alla maggioranza: “Prendete il toro per le corna e abbiate il coraggio di mettere mano alla spesa pubblica”. Una posizione che rimette al centro il tema dei tagli strutturali, spesso evocato ma raramente praticato negli ultimi anni, e sottolinea la necessità di una gestione più efficiente delle risorse, per massimizzare l’impatto sociale e sostenere la crescita reale del Paese.

La riduzione della pressione fiscale

Fra taglio delle tasse, incentivi alle imprese e il richiamo a un uso più rigoroso delle risorse statali, il confronto ad Atreju ha delineato le linee guida del dibattito economico dei prossimi mesi. Leo e Marattin hanno mostrato due facce della stessa strategia: riduzione della pressione fiscale, stimolo agli investimenti e attenzione al ceto medio, ma anche necessità di rigore nella spesa pubblica. Il 2026, tra uscita dall’infrazione e riforme fiscali, si profila già come l’anno decisivo per capire quanto lontano il governo potrà spingersi, con un messaggio chiaro: misure concrete, decisioni forti e attenzione agli effetti reali sulla vita dei cittadini.