Riforma giustizia, due nuovi comitati per il “Sì” in nome di Tortora e Vassalli

Ogni giorno un nuovo comitato, un altro pezzo di società civile scende in pista. Il segnale più forte arriva dal “Comitato Giuliano Vassalli per il Sì”, che unisce un “firmamento” di nomi forti del garantismo riformista: da Claudio Signorile a Salvo Andò, da Fabrizio Cicchitto a Mauro Del Bue, da Ugo Finetti a Giampaolo Sodano. Ci saranno la senatrice Stefania Craxi e il fratello, Bobo Craxi.

Amministratori pubblici e parlamentari di lungo corso. Dirigenti socialisti, liberali, riformatori di più generazioni. Un pezzo importante della storia politica italiana impegnato per la giustizia giusta. Il Comitato Giuliano Vassalli presenterà le ragioni del suo Sì lunedì 17 nella sala Nassiryia del Senato. A moderare l’incontro sarà Il Riformista. Dalle 12 in poi, trentacinque firmatari “eccellenti” – nel nome di Giuliano Vassalli, giurista e ministro socialista – illustreranno perché considerano questa riforma un passaggio cruciale per una giustizia più garantista e più credibile agli occhi dei cittadini. L’incontro sarà concluso da Cicchitto.

Per questi riformisti, il cuore politico della riforma è uno solo: rendere visibile – non solo proclamata – la terzietà del giudice. La giustizia, sostengono, deve non solo essere, ma essere percepita come terza e imparziale tra accusa e difesa. Accanto al Comitato Vassalli, nelle stesse ore nasce “Cittadini per il Sì”, un altro tassello significativo del mosaico. A presiederlo è Francesca Scopelliti, già senatrice, compagna di Enzo Tortora e da sempre impegnata nelle battaglie per la verità giudiziaria e contro gli errori di sistema. Un nome che, nel vocabolario del garantismo italiano, pesa.

Il profilo dei fondatori racconta molto dell’identità del comitato: ci sono il giudice Giuseppe Cioffi, l’ex pm Antonio Rinaudo, gli avvocati Guido Camera, Alessandra Cacchiarelli, Elisabetta Manoni, i giornalisti Alessandro Barbano e Giovanni Jacobazzi, i professori Bartolomeo Romano e Pieremilio Sammarco, e soprattutto Antonio Lattanzi e Diego Olivieri, vittime di errori giudiziari. Insomma, pezzi di toga, accademia, stampa e vite segnate dalla malagiustizia che convergono sullo stesso Sì. La linea di “Cittadini per il Sì” è volutamente diretta: la riforma viene presentata come «sfida decisiva per il futuro dell’Italia» e il referendum come occasione per dire basta a «un sistema che tutela privilegi invece dei cittadini». L’appello è alla maggioranza silenziosa: chi crede in un’Italia dove la legge valga davvero per tutti venga a votare Sì.