Riforma giustizia, perché i membri dei due futuri CSM devono essere sorteggiati

Il confronto sulla riforma della giustizia entra nella sua fase decisiva e lo schieramento del No sembra ora tendere ad indirizzare le proprie critiche sulle modifiche previste rispetto al regime di governo autonomo della magistratura. La riforma prevede l’istituzione di un Consiglio superiore della magistratura giudicante e di un Consiglio superiore della magistratura requirente. Entrambi presieduti dal Capo dello Stato e con la presenza di diritto, rispettivamente, del primo presidente e del procuratore generale della Corte di cassazione. Gli altri componenti sono invece estratti a sorte.

Sorteggio sì o sorteggio no

Le ragioni del sorteggio sono note: il professor Augusto Barbera, in un recente intervento, lo ha giustificato come limite alle “pratiche clientelari e spartitorie, che non poche volte finiscono con il premiare più che il merito professionale la fedeltà alla corrente”. Lo storico Alessandro Barbero, al contrario, nei giorni scorsi, ha sostenuto che con il sorteggio dei consiglieri, i due CSM e l’Alta Corte disciplinare la componente politica avrebbe un maggior peso rispetto a quella togata, così che “di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni”. Due i temi di fondo, l’uno relativo alla natura del Consiglio Superiore della Magistratura e l’altro ai diversi ruoli che vi ricoprono i componenti togati e quelli laici.

La natura del CSM

Sul primo punto. Il CSM, anche nella sua attuale struttura unitaria, non è organo di rappresentanza in senso tecnico dell’ordine giudiziario e non ne esprime l’indirizzo politico. Per la nostra Costituzione esso è organo di garanzia rivolto a preservare la magistratura da ogni condizionamento esterno, in particolare nelle materie previste dall’art. 105: assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari. La metamorfosi per cui il Consiglio è divenuto uno snodo centrale per la politica è vicenda ordinamentale estranea alle intenzioni dei Costituenti. Una funzione rappresentativa della magistratura, infatti, non è compatibile con il carattere generale degli interessi alla cui tutela il Consiglio è chiamato e la stessa espressione “autogoverno”, secondo la Corte costituzionale, va intesa in senso figurato e non in una rigorosa accezione giuridica. Da questa prospettiva, allora, la legittimazione del consigliere togato deriva non dal voto dei colleghi ma dal suo status di magistrato, in sé tale da soddisfare il ruolo di garanzia dagli altri poteri dello Stato attribuita al CSM. Ed allora, la risposta alla domanda provocatoriamente posta sul punto, in questi giorni, da vari esponenti del No, come Landini o Carofiglio – perché non sorteggiamo anche i parlamentari? Perché non sorteggiamo i sindaci? -, risulta a ben vedere piuttosto semplice: le cariche di parlamentare o di sindaco hanno natura eminentemente politica, cioè rappresentativa delle comunità di riferimento, nazionali o locali, per cui è proprio dal voto popolare che questi soggetti anzitutto traggono la propria legittimazione.

I ruoli dei componenti

Sul secondo punto. Ancora Augusto Barbera, riferendosi ai lavori dell’Assemblea costituente: “Scartata la strada del raccordo con il governo, il momento di collegamento della magistratura con il potere politico verrà individuato, su proposta di Leone, nella Presidenza del Consiglio Superiore affidata al Presidente della Repubblica e nell’immissione nel Consiglio stesso di un terzo di laici, eletti dal Parlamento”. Un sorteggio puro quindi, sganciato da ogni passaggio parlamentare, avrebbe privato i componenti laici, e per conseguenza l’intero Consiglio, di quella legittimazione democratica che deriva proprio dalla fiducia espressa verso di loro da Camera e Senato. Nessun “sorteggio truccato”, quindi. A meno di non voler mettere in discussione la centralità democratica dello stesso Parlamento: e tuttavia, è stato detto, quando i magistrati diventano legislatori, l’intero disegno costituzionale crolla.