Altri cento riformisti hanno sottoscritto l’appello per il Sì lanciato dal nostro giornale. Hanno firmato Alessio D’Amato, candidato dal centrosinistra nel 2023 come governatore della Regione Lazio: «Non è un voto pro o contro il governo. È un voto per garantire appieno la terzietà dei giudici, battaglia dei riformisti da Vassalli in poi. Chi vuole cambiare vota sì». Giorgio Tonini, ex senatore Ds e poi del Pd, è netto: «La vittoria del No finirebbe invece per retroagire negativamente sullo stesso 111, bloccando ancora una volta l’evoluzione democratica del nostro sistema giudiziario».
Aderisce all’appello Roberto Giuliano, presidente dell’associazione Garofano Rosso. «Voto Si perché credo nella terzietà del giudice, perché questa riforma libera i magistrati tutti dalla greppia delle correnti per poter fare carriera». L’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, nato nel Pci e poi approdato tra i Dem, aderisce. E così Gianni Pittella, già europarlamentare del gruppo Socialisti & Democratici e vicepresidente del Parlamento europeo: «Il mio sì è nel merito: sono nauseato dalla politicizzazione che si fa su questo quesito, che riguarda un contenuto preciso, su cui il cittadino deve poter esprimere la sua posizione». Firmano l’appello del Riformista anche il giornalista Massimiliano Coccia, autore di saggi e di inchieste tra le più rilevanti degli ultimi anni, il professor Alessandro Sterpa, Università della Tuscia, e l’economista Michele Salvati, primo teorizzatore del Partito Democratico.
