Davanti al Piper non c’è più fila. Per un po’ non si vedranno più ragazzi aspettare al freddo sul marciapiede di Vita Tagliamento: il prezzo da pagare dopo la strage di Capodanno a Crans–Montana. Servivano delle vittime per aumentare i controlli nei locali più in voga tra i giovani, capire che la volontà dei gestori di riempire oltremisura i club, senza prevedere ulteriori uscite di emergenza, lavori di adeguamento, maggior personale, può costare la vita. L’operazione non scatta dalla questura di Roma, ma dal Ministero. «Sono interventi che confermano la massima attenzione delle forze dell’ordine alla tutela dell’incolumità dei cittadini e ribadiscono che il rispetto delle regole è una condizione imprescindibile per l’esercizio di attività aperte al pubblico», tuona Piantedosi. I numeri – anche passati – fanno pubblicità al governo: ben 248 i locali chiusi nel 2025, ma è solo con l’anno nuovo che i sigilli fanno notizia, perché l’attenzione non è più sui pesci piccoli.
Dal «Coa» di Milano in via Lecco, ad altri due locali notturni a Cremona e a Crema il «Juliette» e il «Moma Club», e poi il colpo al club romano, chiuso momentaneamente alcuni giorni fa. Colpire il club romano non significa colpire i ricordi di una generazione che ha visto varcare quella soglia ad artisti del calibro internazionale dei Rolling Stones, Pink Floyd, Jimi Hendrix, Bob Dylan, ma in primis tutelare i clienti. E stupisce leggere nel verbale che ha disposto il sequestro – ancora in attesa di essere convalida to dal giudice – che sarebbero stati riscontrati rischi in caso di evacuazione d’emergenza e un costante numero di clienti superiore alla capienza prevista, ma anche modifiche non autorizzate e scarse condizioni igienico-sanitarie.
Purtroppo non si tratta di una novità. Nel 2024 fu il questore di Roma a chiudere la luce notturna del quartiere Coppedè: anche all’epoca i ripetuti controlli avevano fatto emergere ‘criticità su ordine e sicurezza pubblica’. I numeri del tempo parlavano di più di mille persone a fronte di una capienza di 390, come ricordava Repubblica, divieti di fumo non rispettati e assembramenti davanti all’entrata tali da costituire un disturbo per la quiete pubblica. E poi numerosi episodi di risse e aggressioni che scandivano regolarmente le serata. “In questo modo si favorisce la perpetrazione di condotte illecite, in un ricettacolo di persone violente e socialmente pericolose”. Il duro compromesso tra le volontà di divertirsi e il rispetto delle regole. Il Piper ora potrebbe fermarsi per un periodo di tempo più lungo rispetto ad un anno e mezzo fa, il tempo di adeguarsi. La musica, l’alcool, la calca, gli incassi. Quanto può costare la giusta sicurezza nei luoghi aperti al pubblico?
