Roma, i rifiuti aumentano ma cresce la differenziata. Filippi (Ama): “L’export non è la soluzione. Termovalorizzatore? Lazio in deficit di impiantisca”

Aumentano i rifiuti prodotti, ma cresce anche la raccolta differenziata. Stando all’ultimo Rapporto di Ispra, Roma resta al di sotto del target europeo sul riciclo, pagando il prezzo delle sue inadeguatezze strutturali, ma le sue condizioni sono destinate a migliorare. Direttore generale di Ama (Azienda Municipale Ambiente) Roma, Alessandro Filippi ha descritto l’operato della municipalizzata, soffermandosi sulle ultime iniziative lanciate per semplificare la raccolta differenziata e le vite di milioni di cittadini.

Qual è la dotazione impiantistica attuale a disposizione della città e della regione? Ritiene che sia sufficiente?
«La regione Lazio è cronicamente in deficit di impiantistica. È una delle cause dietro alla difficoltà nel gestire i flussi di rifiuti che hanno caratterizzato la regione e la città di Roma. Oggi non abbiamo questa criticità perché l’azienda si è mossa attraverso i flussi in uscita che le permettono di gestire le circa 800mila tonnellate di rifiuti indifferenziati. Nel 2025 abbiamo raggiunto un livello di raccolta differenziata intorno al 50%. L’azienda negli anni precedenti ha vissuto diverse situazioni di emergenza, ma oggi non è più così. Questo non perché sia presente una rete di impianti, ma perché grazie alla creazione di backup e soluzioni di semplificazione di flussi, siamo in grado di raccogliere e gestire tutte le 800mila tonnellate».

Ma si tratta di una gestione che comporta dei costi, soprattutto nell’export…
«Destiniamo questi rifiuti in parte alla regione e in parte extra-regione e addirittura extra-nazione. Pensiamo che alcuni rifiuti di Roma arrivano persino ad Amsterdam. Questo ci consente di avere più alternative in parallelo e una maggior sicurezza, ma non è questa la soluzione. È una strada che comporta un costo economico e ambientale».

Mi faccia qualche esempio…
«L’umido della raccolta differenziata finisce a Padova con un costo di circa 30 milioni di euro l’anno per Ama ed è una perdita perché Padova su quell’umido ci produce bio-metano. L’indifferenziato poi richiede oltre 100 milioni di euro di costo nella sua diffusione. Questa situazione è la conseguenza del fatto che la regione Lazio non si sia dotata nel tempo di un’impiantistica capace di chiudere il ciclo».

A tal proposito, che importanza avrebbe per Ama la realizzazione del Termovalorizzatore di Santa Palomba, considerando anche le ingenti spese dovute all’export di rifiuti?
«L’importanza del termovalorizzatore è fondamentale. Arriva in questa regione con un ritardo di oltre 40 anni. Vedendo il modello di gestione Ispra, la situazione in Italia continua essere a macchia di leopardo. Nei modelli evoluti in cui si cresce nella raccolta differenziata presente un sistema evoluto di chiusura del ciclo, mentre la Campania e il Lazio rimangono i più grandi esportatori di rifiuti verso le regioni del Nord.
L’impianto di termovalorizzazione di Santa Palomba può svolgere un ruolo fondamentale di chiusura del ciclo, imponendo anche ad Ama una crescita importante in termini di raccolta differenziata, secondo quanto stabilito dal piano di gestione dei rifiuti di Roma capitale».

L’incremento della raccolta differenziata è una priorità assoluta per Ama, che sta portando avanti diverse iniziative. Tra le più innovative si inserisce la sperimentazione dei “Cestò smart”. In cosa consistono?
«I Cestò smart ci permettono di qualificare la tipologia di rifiuto che caratterizza un certo territorio. Questo è possibile grazie alle tecnologie innovative che sono collegate a sistemi di osservazione attraverso le telecamere, insieme a strumenti di Ia. Così riusciamo a identificare i rifiuti che vengono gettati nel cestino e questo ci aiuta a profilare il comportamento del territorio, favorendo l’economia circolare.
A tal proposito, Ama sta anche realizzando, sul territorio del Comune di Roma, due biodigestori con compostaggio (impianti che trasformano i rifiuti organici in biogas e fertilizzanti) a Casal Selce e Cesano da 200mila tonnellate e due impianti per il trattamento di carta e plastica».

Ultimamente è stato lanciato il progetto pilota con i punti ecologici rionali per la raccolta dei rifiuti speciali. Quali vantaggi portano ai cittadini e al sistema di raccolta?
«È un progetto veramente importante in cui crediamo molto. Ha la volontà di semplificare la vita ai cittadini per conferire rifiuti che potrebbero essere non correttamente gestiti. Il piano ci permette di intercettare i loro bisogni e di alimentare così la raccolta differenziata. I punti ecologici rionali diventano dei sistemi itineranti che consentono una vicinanza tra il punto di conferimento e i cittadini, abilitati secondo programmi noti a tutti».