Ettore Rosato, vicesegretario di Azione, deputato e già Vicepresidente della Camera, Segretario del Copasir, è tra i protagonisti del cantiere liberal-riformista italiano. Ragiona con Il Riformista di difesa, legge elettorale e prospettive del centro.

Azione darà vita a un soggetto più grande: una federazione o un partito unico?
«Di federazioni ne abbiamo già fatte, basta. Si tratta di dare spazio a un partito con l’ambizione di competere con il blocco di destra e con il blocco di sinistra, con le loro contraddizioni e i populismi che li caratterizzano, e permettere al centro il pragmatismo di ciò che serve, cementato da valori europeisti e dall’attuazione delle cose utili al Paese, non di ciò che piace in campagna elettorale».

Il risveglio può essere brusco ma è necessario: con Zelensky alla Casa Bianca, gli occhi sono puntati sulla difesa e sull’Ucraina.
«Gli italiani sembrano sognare che arrivi la pace e che tutto vada bene, ma la realtà poi si incarica di richiamarci. L’Ucraina va sostenuta perché è un Paese amico aggredito, e dobbiamo farlo non solo per solidarietà ma per interesse nazionale: ogni giorno siamo attaccati dalla Russia sui siti dei nostri ministeri, banche e aziende sanitarie. È una guerra nella rete, una guerra ibrida contro l’Europa e contro l’Italia. E chi dice che la Russia è lontana dimentica che a pochi minuti di volo dalla Sicilia ci sono basi aeree russe in Libia».

Cosa vede, quando si parla della necessità di riarmare l’Europa?
«Mi pare ci sia consapevolezza nel ministro Crosetto rispetto ai rischi e che, nonostante il pacifismo di comodo di Salvini, gli impegni assunti in sede NATO valgano anche per l’Italia. Ora chiediamo una tempistica ragionevole ma seria su come spendere le risorse nei prossimi dieci anni: non servono annunci, serve un piano».

In uno scenario di massima allerta, è verosimile una “maggioranza di scopo” o di crisi?
«Mi faccia dire prima di tutto che noi lavoriamo perché non ci sia un’altra guerra: l’unico modo è essere abbastanza forti da mettere in campo la deterrenza necessaria. Sarebbe normale, in una circostanza simile, fare scelte che mettano insieme partiti con sentimenti europeisti e un’idea comune del rapporto con la realtà. Invece Lega, M5S e AVS condizionano in modo decisivo le rispettive coalizioni, più a sinistra che a destra, impedendo di fare e dire ciò che serve».

A proposito di voto, si rimetterà mano alla legge elettorale, con l’indicazione del premier sulla scheda. Una bella sfida, quella di presentare un candidato premier terzo rispetto alle due coalizioni…
«Ci sarà una competizione chiara per gli elettori: la maggioranza lo ha già deciso e noi raccoglieremo la sfida. La legge migliore sarebbe un proporzionale alla tedesca: lo dico da anni. Ci eravamo vicinissimi, poi i franchi tiratori del PD hanno affossato il tentativo; oggi ne sarebbero i primi beneficiari».

Nel modello tedesco c’è lo sbarramento al 5%.
«Il punto non è lo sbarramento, ma maggioranze che nascono dall’omogeneità dei programmi. In Germania c’è un governo stabile, frutto di un compromesso programmatico che consente al Paese di guardare con sufficiente prospettiva ai prossimi anni».

Con i numeri di oggi, anche nella migliore delle ipotesi, è difficile che vinca il centro.
«Dipende. Il centro vince se avrà la forza di bloccare le coalizioni. Il premio di maggioranza scatterà solo oltre una soglia che dovrà essere ragionevole: ben sopra il 40%. So che non scriveremo noi la legge, ma alzare la soglia per il premio conviene alla chiarezza delle coalizioni e al Paese, perché a vincere dovrà essere chi ha reale rappresentatività».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.