Con Se fioriscono le spine, Glauco Giostra compie un passaggio solo apparentemente laterale rispetto alla sua biografia di grande giurista. In realtà, l’approdo al romanzo rappresenta una prosecuzione coerente – e per certi versi più incisiva – della sua riflessione sul senso della pena, sul carcere e sulla responsabilità collettiva. Qui la letteratura non è ornamento, ma strumento critico: serve a dire ciò che il linguaggio troppo tecnicistico spesso non riesce più a trasmettere all’opinione pubblica. L’abilità descrittiva di Giostra è realmente sorprendente, con una scrittura che in molti tratti richiama La strada per Roma volponiana; accompagna il lettore nei meandri della trama.

Uno dei fili più forti del libro è l’idea che la colpa non esaurisce l’identità. Antonio non è il suo reato, così come Angelo non è la somma dei suoi errori. È una tesi profondamente liberale e progressista, oggi controcorrente in un clima dominato da slogan punitivi e pulsioni escludenti. Giostra affida alla narrazione una domanda radicale: siamo davvero disposti a riconoscere l’umanità di chi ha sbagliato, o preferiamo la scorciatoia dello stigma permanente? Accanto alla violenza e al fallimento istituzionale, il romanzo mette in scena relazioni che salvano. L’amicizia tra Antonio e il Muto, l’amore e la fiducia di Aurora, la solidarietà che nasce nei luoghi più inattesi diventano argini contro la deriva. Non è retorica: è la rappresentazione realistica di come il riconoscimento dell’altro possa rimettere in moto esistenze spezzate.
Se fioriscono le spine è un romanzo politico nel significato più nobile del termine: interroga il modello di società che vogliamo essere. Lo fa con una scrittura sobria, limpida, mai compiaciuta, capace di tenere insieme tensione narrativa e profondità etica. È un libro che chiede di essere “ruminato”, perché non offre risposte facili ma pretende responsabilità dal lettore. In tempi in cui la speranza sembra un lusso ingenuo, Giostra ci ricorda che è invece una necessità civile. E che senza la possibilità di una seconda occasione, non si costruisce né sicurezza né giustizia, ma solo esclusione. Un romanzo importante, da leggere e discutere.
