Separazione delle carriere, Marilisa D’Amico vota sì: “Dividere chi giudica da chi accusa significa garantire i diritti del cittadino”

Marilisa D’Amico è professoressa ordinaria di diritto costituzionale nell’Università Statale di Milano. Sostenitrice da sinistra del Sì al referendum, con lei affrontiamo alcune questioni “calde” che hanno occupato il dibattito politico di questi giorni.

Iniziamo dalle polemiche sulla data del voto. Il fronte del No fa di tutto per farlo slittare: raccolta di firme, ricorso al TAR… Jannacci avrebbe detto: «L’importante è esagerare».

Da costituzionalista, sono preoccupata: vi è uno scatenamento ancora più veemente di quello del 2016, contro la cd. riforma Renzi. C’è un’avversione di principio contro ogni tentativo di riformare la Costituzione. E pensare che, pur portata avanti nell’ultimo pezzo di strada da uno schieramento di centrodestra, quella odierna è profondamente radicata nella tradizione liberale, anche della sinistra italiana. Ci si aspetterebbe la più ampia condivisione. Invece, per opporsi si ricorre perfino all’arma giudiziaria del ricorso al TAR. Si persevera nel delegare ai giudici scelte politiche: la legge elettorale affidata alla Corte costituzionale; idem per il fine vita. Oggi tocca ai quesiti di ordinamento giudiziario. L’art. 138 Cost. stabilisce che il referendum confermativo può essere chiesto da 1/5 dei membri del Parlamento o da 500.000 elettori o da 5 Consigli regionali. Nel nostro caso, la richiesta di referendum è stata fatta a novembre, sia da forze politiche di maggioranza che di opposizione. È una richiesta bipartisan, non è un referendum del Governo contro un’opposizione inerte e che adesso vorrebbe farsi rappresentare da quei 500.000 cittadini che firmano la cd. richiesta dei 15. Il ricorso al TAR si fonda su un’interpretazione contraria alla L. 352/1970 e finisce per delegittimare tutte le forze politiche che hanno promosso il referendum, comprese quelle di opposizione.

Mi sembra evidente che sia un escamotage per far slittare il referendum, nel timore di perderlo. Si punta a riconquistare terreno, allontanando il momento del voto. Non è bello giocare con le istituzioni perché si pensa di perdere una competizione elettorale.

Mi preoccupa molto questo gioco e le parole “alte” utilizzate a sproposito in questa vicenda, con la totale delegittimazione della possibilità che un Parlamento, votato dai cittadini, e poi anche un corpo elettorale, possano modificare alcune parti della Costituzione in senso innovativo. Assistiamo per adesso a una minoranza che, ancor prima di raggiungere le 500.000 firme, ricorre al giudice per spostare la data del voto. Lo ritengo un fatto illiberale e antidemocratico.

Conviene che sia una foglia di fico quella della necessità di informare meglio i cittadini? Fin dall’avvio dell’iter parlamentare non si può dire che il tema sia stato trascurato dall’opinione pubblica.

Penso che in uno Stato costituzionale si debba confidare che tutti i cittadini siano in grado – se vogliono esercitare i loro diritti democratici – di informarsi nei tempi previsti dalla Costituzione. O forse si conta sull’indottrinamento di un corpo elettorale ritenuto impreparato soltanto perché, da sondaggi, più incline al Sì che al No? Aggiungo un altro dato che rende pericoloso il rinvio del voto: il protrarsi del clima pesante di contrapposizione in cui la magistratura stessa è coinvolta, per propria decisione politica, rischia di danneggiarla nel quotidiano. Il linguaggio, le espressioni di questa campagna elettorale – talora sconfinanti nell’odio politico – condizionano la realtà, non sono un dato neutro. Protratto a lungo, questo ring non può che farci male. Come diceva Gustavo Zagrebelsky, bisogna imparare a utilizzare le parole in democrazia, perché solo avendo cura delle parole riusciamo a mantenere un dialogo, un ragionamento e non precipitiamo negli slogan della pura contrapposizione.

Qual è la sua valutazione sul contenuto di questa riforma? ANM la dipinge come un rischio per la democrazia, legandola a certe pulsioni autoritarie – che secondo me pur esistono in una parte della destra – ma fa un gran calderone per sfuggire alle questioni di merito.

La separazione tra giudici e pm, con i due CSM presieduti entrambi dal Presidente della Repubblica, è il modo migliore, a mio avviso, per attuare l’art. 111 sul giusto processo. La parità fra accusa e difesa è un principio di cui mi sono nutrita facendo politica a sinistra e studiando da allieva del professor Valerio Onida: separare chi giudica da chi accusa significa garantire i diritti del cittadino. E impedire che rientri dalla finestra quel sistema inquisitorio a cui il Codice Vassalli aveva chiuso la porta in faccia. Con il sorteggio, le correnti potrebbero recuperare il loro ruolo culturale, andato perduto negli ultimi anni. Saranno molto importanti le soluzioni di attuazione di questa riforma, se confermata al referendum: sarà possibile, e i costituzionalisti dovranno battersi per questo, un sorteggio comunque temperato, che attinga soprattutto tra i magistrati più autorevoli e con le più alte valutazioni di professionalità.

Mi par di capire che lei ritenga possibile, in sede di attuazione, l’adozione del sorteggio temperato.

Sì. Anche in questo momento di dibattito estremo, bisogna impegnarsi a far passare soluzioni attuative costituzionalmente conformi. Ci sono tanti modi per attuare il sorteggio e sarebbe irragionevole pescare tra chiunque. Purtroppo la realtà è che non esiste un sistema elettorale capace di correggere le degenerazioni contro le quali la magistratura nulla ha fatto in tutti questi anni.

Come ha vissuto il costituirsi di ANM in un comitato per il No? Questa sovraesposizione di ANM, che scende direttamente nell’agone politico?

Ho un profondo rispetto per i magistrati e mi dispiace che molti di loro pensino che sostenere il Sì equivalga a far qualcosa contro l’ordine giudiziario. Temo invece che a danneggiare la magistratura sia proprio quella sovraesposizione da lei menzionata, anche qualora prevalesse il No, perché rimane comunque una sovraesposizione. Da sinistra, io leggo positivamente questa riforma e mi adopererò perché anche la sua attuazione sia in linea con i princìpi della nostra Costituzione.