Sicilia, da 7 miliardi di deficit a un surplus di 2. La Super Zes meridionale al collaudo. E il Ponte sullo Stretto non è un tabù

VISTA PANORAMICA DAL MONTE PELLEGRINO CITTA DI PALERMO

Cosa ha permesso alla Regione Sicilia guidata da Renato Schifani di passare, nell’ultimo rendiconto approvato a dicembre, da 7 miliardi di deficit a un surplus di bilancio di 2,15 miliardi di euro? Stavolta non si sente parlare di tagli, ma di spesa pubblica, finanziata con fondi ad hoc, finalizzata a supportare investimenti, ad attrarne, richiamando sul territorio anche risorse umane.

La ricetta di Alessandro Dagnino, assessore all’Economia della regione Sicilia, si può riassumere così, ma è fatta di coraggio e iniziative mirate, grazie alle quali, vista la maggiore disponibilità economica e l’aumento dell’occupazione, si sono potuti aumentare i tributi senza patemi. Un punto chiave è stato certamente aver raggiunto l’approvazione della legge di bilancio siciliana nei tempi previsti e anche un po’ prima, evitando l’esercizio provvisorio, cosa non scontata, e di aver prima mandato in porto un Def a cui sono seguite le norme di politica economica. Tra le principali direttrici la Zes Unica, cioè la zona economica esclusiva, una situazione normativo-giuridica (nell’ambito del sud-Italia) che già dallo scorso anno ha generato molti frutti. Le richieste di fondi da parte delle imprese, però, sono state così tante che la regione ha dovuto spalmare le risorse riducendo le rispettive quote.

Per ovviare adesso si sta collaudando la Super Zes meridionale, in grado di assegnare alle imprese beneficiarie tutta la cifra necessaria e poi generare le condizioni affinché altre imprese si insedino, in base a interventi che in generale potranno essere integrati dagli aiuti di Stato. Dagnino ha spesso sottolineato l’importanza della spesa pubblica, specialmente per una regione come la Sicilia che risente molto positivamente dell’input pubblico in termini percentuali di crescita. Gli impulsi appunto, nel contesto di una gestione ordinata e tempestiva, hanno recentemente portato la Sicilia al livello di investment grade per le agenzie di rating, lasciandosi alle spalle i livelli di rating considerati a rischio. Il territorio necessita di ulteriore sviluppo e lo staff di Schifani continua a guardare alla sinergia con le imprese. Una delle misure messe in piedi è infatti la decontribuzione per le aziende, con 200 milioni di euro fino al 2028 in riduzione del costo del lavoro per via di risorse regionali.

Esiste poi la questione grandi opere. Il Ponte sullo Stretto per l’attuale giunta non è un tabù. Anzi è apertamente desiderato e la regione è entrata nella Stretto di Messina Spa portando propri fondi. L’assessore all’economia rispedisce al mittente le polemiche osservando che è inutile mettersi a dire quale opera andrebbe fatta e quale no. Le occasioni di sviluppo sono ineludibili e i rilievi giuridici della Corte dei Conti non delegittimano i lavori.