Appartiene alla migliore tradizione della cultura politica della sinistra italiana l’idea della difesa delle libertà civili e della irrinunciabilità delle garanzie di libertà dell’individuo che, nel campo del diritto penale, si concretizzano nel prevedere regole certe e diritti inviolabili per l’accertamento della responsabilità in un giudizio da svolgersi dinanzi a un giudice terzo e indipendente nelle forme del contraddittorio. È anche a tale cultura politica che dobbiamo importanti battaglie per l’affermarsi di una visione del diritto penale concepito quale estrema ratio per risolvere i conflitti sociali e per la capacità di resistenza, nell’ambito della stessa sinistra, contro la previsione di strumentazioni repressive, portato delle tante legislazioni di emergenza e dei circuiti penali differenziati. Ancora, è da ascrivere a tale cultura l’idea dell’umanità della pena e della privazione della libertà personale come soluzione ultima. Insomma, per questa parte politica l’impegno a limitare le diseguaglianze sociali è sempre stato accompagnato ad un’alta concezione garantista per la quale i diritti del cittadino di fronte alla pretesa punitiva dello Stato non sono conculcabili in nessuna condizione.
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- Il Codice del 1988 e il nuovo articolo 111 della Costituzione
Il nuovo codice accusatorio con i suoi principi liberali, che sconvolgevano finalmente l’assetto autoritario di accertamento della verità fu avversato dalla magistratura che sollevò moltissime eccezioni di legittimità costituzionale, addirittura sostenendo come i principi ispiratori si ponessero in contrasto con la Costituzione e non consentissero la repressione dei reati; non solo, la nuova disciplina processuale sarebbe stata destinata ad appiattire il pubblico ministero sulla polizia giudiziaria, perdendone la direzione e risultandone fagocitato. Si tratta in buona sostanza delle critiche che oggi ANM riserva alla riforma ordinamentale. Sappiamo quali furono le conseguenze di quelle prese di posizione, che riuscirono anche a determinare i pronunciamenti della Corte costituzionale del 1992, che stravolsero l’impianto accusatorio del nuovo processo. A reagire furono proprio la sinistra riformista e la componente liberale delle forze di centro, assumendo un’iniziativa istituzionale perché, nell’ambito di una più complessiva ipotesi di riforma dello Stato, si giungesse anche a quella della giustizia e a garantire le condizioni per il radicamento nell’ordinamento del Codice accusatorio. È la storia della Commissione bicamerale che se da un lato fallì proprio sul terreno della riforma della giustizia, dall’altro, nei suoi lavori, con la bozza Boato, aveva previsto la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
Nacque così la necessità di una riforma costituzionale che finalmente stabilisse una precisa definizione dei principi ispiratori del sistema accusatorio, dei diritti e delle garanzie non conculcabili dell’imputato. È il nuovo articolo 111 della Costituzione. Tra i protagonisti dei lavori parlamentari per l’adozione della nuova norma costituzionale e firmatario di uno dei d.l. per la riforma, fu il professor Cesare Salvi, allora parlamentare del PDS, che oggi aiuta a ricostruire quel contesto («PQM» n. 89 del 6 dicembre 2025, conversazione con Lorenzo Zilletti).
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Si rivela utile ricordare, oltre al quadro politico parlamentare dell’epoca, quale fosse l’ispirazione cui si richiamavano i protagonisti. Di seguito la ricostruzione proposta da Oliviero Diliberto, parlamentare eletto con Rifondazione comunista e poi dirigente del Partito dei comunisti italiani, ministro guardasigilli del governo D’Alema, in carica all’atto della introduzione del nuovo articolo 111 in Costituzione («PQM» n. 89 del 6 dicembre 2025, conversazione con Eriberto Rosso).
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- La sinistra per il Sì
Fuori e dentro il Partito democratico, sono tanti gli esponenti politici ed intellettuali di riferimento che invitano a votare Sì al referendum, schierandosi apertamente a favore della legge di riforma. Sono davvero tante le personalità della sinistra che hanno aderito a un’iniziativa di sostegno della riforma promossa da Stefano Ceccanti ed Enrico Morando. Non mette conto qui di ricordarle nominativamente, per tutti si cita il professor Augusto Barbera, già presidente della Corte costituzionale che, in un recente intervento, ha ricordato come quella in discussione sia una «riforma liberale che per la sorte della storia è stata portata avanti, nell’ultimo tratto da forze politiche che si richiamano a legge e ordine, ma i cui temi invece appartengono a un patrimonio della sinistra e del centro sinistra».
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Qui solo il tentativo di spiegare come siano tante le ragioni della sinistra che portano a valutare il merito della Riforma senza cedere alle pulsioni giustizialiste dei Cinque Stelle e alle ricostruzioni non ortodosse della nuova legge costituzionale.
