Sogei, la funzione del dato pubblico. Cannarsa: “Una risorsa da valorizzare”

Sogei è una società dall’alto ruolo strategico, impegnata in prima linea nella trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione. Il suo amministratore delegato Cristiano Cannarsa la sta guidando nel momento in cui il dato pubblico diventa leva per la semplificazione, l’efficienza e le politiche basate sull’evidenza. Dalle grandi anagrafi nazionali all’uso controllato dell’intelligenza artificiale, il nodo è coniugare innovazione tecnologica, fiducia dei cittadini e solidità istituzionale.

Guardando al percorso di Sogei dal Codice fiscale all’ANPR, quali sono state le scelte tecnologiche e istituzionali che più hanno inciso sul modo in cui oggi Stato, cittadini e imprese interagiscono quotidianamente?
«L’Anagrafe Tributaria, e quindi il Codice fiscale e più recentemente l’ANPR, rappresentano due pilastri della digitalizzazione dello Stato italiano. La scelta chiave è stata considerare identità e anagrafe non come semplici archivi, ma come infrastrutture abilitanti dell’azione pubblica. Dal punto di vista tecnologico questo ha significato investire in basi dati centrali, sicure, interoperabili e affidabili, progettate per essere accessibili da molteplici amministrazioni. Dal punto di vista istituzionale è stato determinante il riconoscimento del ruolo di un soggetto tecnico pubblico come Sogei, capace di garantire continuità, sicurezza e neutralità tecnologica, spostando l’interazione tra Stato, cittadini e imprese verso una logica più integrata».

Il dato è oggi un asset strategico idealmente valorizzabile anche nel bilancio pubblico: quali passaggi normativi, tecnologici e culturali sono necessari per rendere questa visione concreta e sostenibile?
«Per rendere il dato un vero asset pubblico servono tre livelli di intervento. Sul piano normativo occorre chiarire titolarità, responsabilità e finalità d’uso, superando approcci difensivi e settoriali. Sul piano tecnologico è necessario investire in qualità del dato, interoperabilità, standard comuni e piattaforme sicure che ne consentano l’utilizzo trasversale. Ma il passaggio più complesso è culturale: il dato deve essere percepito non come una proprietà da proteggere, ma come una risorsa da valorizzare nell’interesse collettivo. Questo richiede una leadership pubblica competente e una formazione costante del personale».

Gestendo le principali banche dati nazionali, come si bilancia l’esigenza di interoperabilità e apertura dei sistemi con la tutela della sicurezza digitale e della fiducia dei cittadini?
«Interoperabilità e sicurezza non sono obiettivi in contraddizione, ma devono essere progettati e garantiti a priori. Il punto di equilibrio è un modello di apertura controllata, basato su principi di privacy by design e security by design. Significa consentire lo scambio dei dati solo quando esiste una base giuridica chiara, una finalità pubblica esplicita e sistemi avanzati di gestione degli accessi che garantiscano tracciabilità e controllo».

Nel passaggio verso intelligenza artificiale e sistemi data-driven, quali sono le priorità su cui Sogei sta investendo per rafforzare equità, trasparenza e capacità decisionale dello Stato senza creare nuove fragilità istituzionali?
«Abbiamo costituito un Laboratorio di intelligenza artificiale nel quale concentrare sviluppo, evoluzione e test di soluzioni Sogei su ambiti documentali, immagini e grandi banche dati, a supporto di fisco, dogane, bilancio dello Stato e gestione della PA. La priorità è usare l’IA come strumento di supporto alle decisioni pubbliche, non come sostituto della responsabilità amministrativa. Investiamo in modelli spiegabili, dati di alta qualità e ambienti controllati di sperimentazione, con una governance coerente con i valori costituzionali, a partire da equità e non discriminazione».

Quanto l’interoperabilità tra le grandi banche dati nazionali può diventare uno strumento di reale semplificazione amministrativa e di migliore capacità decisionale pubblica, e quali resistenze istituzionali restano da superare?
«L’interoperabilità è il motore del principio once only: il cittadino non dovrà più fornire informazioni che la Pubblica Amministrazione già possiede. Se le amministrazioni condividono dati affidabili, il cittadino smette di essere il trasportatore di informazioni da un ufficio all’altro e lo Stato può decidere sulla base di una visione integrata della realtà. Le resistenze che restano sono soprattutto organizzative e culturali, tra timori di perdita di controllo e frammentazione delle competenze. Superarle richiede una forte regia centrale e la capacità di dimostrare, con risultati concreti, che la cooperazione tra sistemi produce valore per tutti».