Ieri è stata una giornata rivelatrice per chi osserva con attenzione le manovre al centro. I nuovi sondaggi politico-elettorali – firmati da EMG di Roberto Masia, da Antonio Noto e dall’Istituto Piepoli – raccontano una dinamica che merita di essere presa sul serio: mentre centrodestra e centrosinistra restano stabilmente attestati attorno al 45 per cento ciascuno, il centro cresce.
Secondo tutti gli istituti, Azione supera stabilmente il 3,5 per cento. Il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin passa in una sola settimana dall’1,5 all’1,6 per cento. Numeri piccoli, si dirà. Ma sommati fanno già oltre il 5 per cento. Se si considera anche l’area radicale – con Più Europa al bivio tra permanenza nel centrosinistra o corsa autonoma con i liberali – si arriva a un bacino potenziale del 9-10 per cento. In un sistema bloccato, con una legge elettorale ancora incerta e coalizioni rigidamente contrapposte, è una quota decisiva. Il cosiddetto terzo polo, al netto delle etichette, torna ad avere una valenza strategica.
Questa centralità, tuttavia, non è astratta. Si misura nelle scelte concrete. E Roma, in queste ore, è un laboratorio politico eloquente. Italia Viva ha deciso di imboccare apertamente la strada dell’appoggio al centrosinistra, entrando nella maggioranza capitolina guidata da Roberto Gualtieri. Lo ha fatto con parole nette Maria Elena Boschi, presidente del gruppo alla Camera: «Dall’inizio di questa consiliatura Italia Viva ha scelto un’opposizione costruttiva e responsabile… Oggi, con il voto favorevole al bilancio del Comune di Roma, quella impostazione si concretizza in una scelta di pieno supporto all’amministrazione Gualtieri: l’ingresso in maggioranza». Boschi rivendica il merito dell’azione amministrativa, dalla gestione del Giubileo al PNRR, e ringrazia i consiglieri capitolini Francesca Leoncini e Valerio Casini, parlando esplicitamente di una prospettiva che guarda al 2027. Una scelta politica chiara, che colloca Italia Viva stabilmente nell’orbita del centrosinistra, almeno sul piano locale.
Diversa la postura di Azione. In Aula Giulio Cesare, il gruppo guidato da Flavia De Gregorio ha scelto l’astensione sul bilancio, rivendicando un atteggiamento dialogante ma non organico. «Pur non condividendo pienamente l’impianto complessivo del bilancio, esprimiamo soddisfazione per l’approvazione di una trentina di ordini del giorno», ha spiegato De Gregorio, mentre restano aperte le trattative in vista delle prossime amministrative, come ha ricordato anche il consigliere Antonio De Santis. È qui che il dato politico si fa interessante. Il centro cresce nei sondaggi, ma si differenzia nelle scelte. C’è chi punta sull’integrazione nel centrosinistra e chi mantiene una posizione autonoma, negoziale. In entrambi i casi, però, il messaggio è lo stesso: senza il centro, oggi, non si governa. Né a Roma, né – domani – a livello nazionale.
