Al World Economic Forum di Davos, la sicurezza è tornata al centro dell’agenda globale, ma con una novità sostanziale: la difesa non riguarda più soltanto terra, mare e cyberspazio. Il dominio orbitale è ormai riconosciuto come una componente critica della sovranità tecnologica, della resilienza economica e dell’equilibrio geopolitico.
Negli interventi di leader politici, vertici industriali e rappresentanti delle istituzioni multilaterali, è emerso un messaggio chiaro: le infrastrutture spaziali sono diventate essenziali per comunicazioni, navigazione, osservazione della Terra, gestione delle crisi e sicurezza nazionale. La crescente dipendenza da satelliti e servizi orbitali impone un rafforzamento delle capacità di protezione, gestione e continuità operativa di questi asset strategici. Il dibattito di Davos ha messo in evidenza una transizione strutturale: la competizione non si gioca più solo sull’accesso allo spazio, ma sulla capacità di operare in orbita in modo stabile, sicuro e sostenibile. Logistica orbitale, manutenzione delle infrastrutture spaziali, operazioni di prossimità e tecnologie di attracco sono considerate sempre più centrali per la tutela degli asset sovrani e per la stabilità del dominio spaziale, in un contesto segnato da crescenti tensioni internazionali. Questi temi si inseriscono in una riflessione più ampia sulla necessità di rafforzare l’autonomia strategica europea. Senza investimenti coordinati, una politica industriale comune e una governance condivisa, l’Unione Europea rischia di restare strutturalmente dipendente da fornitori esterni — in particolare statunitensi e cinesi — in un settore che incide direttamente su difesa, intelligence e sicurezza delle infrastrutture critiche.
In questo quadro si colloca il contributo di The Exploration Company, impegnata nello sviluppo di sistemi di logistica spaziale avanzata e veicoli modulari e riutilizzabili per il trasporto orbitale. L’approccio dell’azienda — basato su interoperabilità, cooperazione internazionale e riduzione della dipendenza tecnologica europea — riflette una tendenza più ampia verso la costruzione di un’infrastruttura spaziale resiliente, sicura e industrialmente sostenibile. Il confronto di Davos ha inoltre rafforzato l’attenzione su temi come la sicurezza delle infrastrutture critiche, la protezione delle comunicazioni satellitari, la cybersecurity applicata allo spazio e la necessità di regole condivise per preservare l’orbita come dominio stabile e non conflittuale. In un contesto di crescente militarizzazione dello spazio, la governance internazionale e la cooperazione tra alleati occidentali sono considerate leve essenziali per ridurre il rischio di escalation e garantire prevedibilità operativa.
Per l’Italia, questo scenario rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità. Il Paese dispone di una filiera industriale spaziale avanzata, competenze tecnologiche consolidate e un ruolo rilevante nei programmi europei e transatlantici. Rafforzare il contributo italiano alla costruzione di un’infrastruttura spaziale europea significa investire in sicurezza nazionale, competitività industriale e credibilità geopolitica. Il messaggio che emerge da Davos è inequivocabile: la difesa del futuro passa anche dallo spazio. Considerarlo una vera infrastruttura strategica — al pari dell’energia o delle reti digitali — non è più una scelta opzionale, ma una necessità per garantire sovranità, stabilità e capacità di proiezione nel lungo periodo. L’Europa dovrà decidere se essere protagonista di questa trasformazione o subirne le conseguenze.
