Esteri
Stati Uniti, i repubblicani rischiano grosso sulla copertura sanitaria
Il Partito repubblicano e il suo Presidente hanno un problema, anzi una bomba pronta a scoppiare: la copertura sanitaria. Per…
Il Partito repubblicano e il suo Presidente hanno un problema, anzi una bomba pronta a scoppiare: la copertura sanitaria. Per chiudere lo shutdown, infatti, i repubblicani avevano raggiunto un accordo con una frangia del Partito democratico per votare a metà dicembre riguardo l’estensione dei sussidi dell’Affordable Care Act, meglio nota come Obamacare.
Ma, di preciso, cosa sta accadendo? Circa l’85% dei consumatori acquista una copertura sanitaria che è sussidiata, almeno parzialmente, dal governo federale. Il 31 dicembre questi sussidi, parte integrante dell’Obamacare, andranno in scadenza, creando un vuoto che si tradurrà in incrementi enormi del prezzo della copertura sanitaria. L’aumento dei costi sarà rinforzato anche dall’effetto “drop out”, ovvero la scelta di alcuni consumatori in buona salute di non acquistare alcun tipo di assicurazione sanitaria, lasciando quindi oneri maggiori in capo a chi ha maggiore necessità di avere un’assicurazione.
La big beautiful bill, inoltre, porterà anche a una riduzione di circa 16 milioni di persone coperte dal programma Medicaid, come riportato anche dall’Urban Institute, oltre alla chiusura di oltre 300 ospedali locali in zone rurali. È evidente il danno per le zone lontane dalle città, che statisticamente votano con margini straordinari per i repubblicani, che non sempre si erano dimostrati sensibili al tema; si pensi alle dichiarazioni della senatrice dell’Iowa Joni Ernst, che qualche mese fa, contestata su questi tagli e sul costo potenzialmente anche umano per tante comunità, replicò che “prima o poi tutti moriremo”.
Ad oggi, invece, il dialogo politico sembra andare verso una marcia indietro dei repubblicani, trascinati dai deputati dei cosiddetti “purple districts”, ovvero i seggi più combattuti tra democratici e repubblicani. Anche il Presidente Trump è intervenuto, riconoscendo che probabilmente sarà necessario estendere i sussidi, ma solo come un punto di partenza rispetto a una rivoluzione più ampia del funzionamento del sistema sanitario. Una proposta che è stata avanzata è quella di inviare i sussidi direttamente nelle tasche del cittadino, anche se non è chiaro come questa soluzione differisca dal sistema attuale.
Meglio definita sarebbe una soluzione proposta da alcuni repubblicani, che prevedono un’estensione biennale dei sussidi, introducendo anche un tetto al reddito oltre il quale non sarà possibile percepire sussidi, oltre all’introduzione della possibilità di trasferire parte del sussidio in un conto di risparmio con vantaggi fiscali, ma solo in caso di acquisto di un piano assicurativo a franchigia alta.
Sembra, insomma, un dilemma difficilmente risolvibile per i repubblicani, che dovranno scegliere tra il malcontento che arriverà qualora dovessero scadere i sussidi, e un piano che (ancora una volta) salva l’Obamacare e ricorda uno dei più importanti risultati dei democratici negli ultimi 15 anni. Vedremo come i repubblicani tratteranno la salute di milioni di loro cittadini.
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