Sessant’anni di progetti, dibattiti, sentenze e marce indietro potrebbero concludersi nei prossimi mesi. Il prolungamento della Valdastico Nord, l’autostrada A31 che da Piovene Rocchette dovrebbe congiungersi all’Autobrennero, è tornato prepotentemente nell’agenda politica. E questa volta, assicurano i protagonisti, si fa sul serio.
Quella che si spera essere la svolta porta la firma di Maurizio Fugatti. Il presidente della Provincia autonoma di Trento, dopo aver visto naufragare in Consiglio provinciale la variante urbanistica per lo sbocco a Rovereto Sud, ha cambiato strategia. Con un colpo a sorpresa, ha rilanciato l’ipotesi di Trento Sud, riprendendo paradossalmente il progetto elaborato dalla giunta di centrosinistra di Ugo Rossi tra il 2013 e il 2018. Una mossa pragmatica, l’ha definita lo stesso Fugatti, per superare l’ostruzionismo delle minoranze e dei territori.
Il neogovernatore del Veneto Alberto Stefani ha raccolto immediatamente il testimone. A gennaio i due esponenti leghisti si presenteranno insieme al ministero delle Infrastrutture, davanti al loro leader politico Matteo Salvini, per definire il protocollo d’intesa sul tracciato. Un vertice che potrebbe segnare la fine di una telenovela durata troppo a lungo. I numeri dell’opera sono imponenti: costi stimati in cinque miliardi di euro, dodici anni di lavori, tracciato per il novanta per cento in galleria. Ma sul progetto pesa un’incognita decisiva: a fine 2026 scade la concessione di A4 Holding, rinnovata nel 2007 dal governo Prodi proprio con l’impegno a realizzare la Valdastico Nord. Impegno mai onorato, per responsabilità che non sono certo del concessionario.
La storia di quest’opera è un catalogo di veti incrociati. Nel 2019 il Consiglio di Stato, su ricorso del Comune di Besenello, annullò la delibera CIPE che prevedeva lo sbocco in quel territorio. Fu la pietra tombale sul tracciato originario. Da allora, tra ipotesi alternative e resistenze locali, l’iter si è arenato ripetutamente. Le opposizioni trentine, sostenute da associazioni ambientaliste e da alcuni comuni delle valli interessate, hanno fatto muro. Ma anche in Veneto non sono mancate le voci critiche, con i Verdi che continuano a definire l’opera inutile e dannosa. Il mondo produttivo, invece, spinge da anni. Il corridoio del Brennero è saturo e un collegamento diretto tra Vicenza e Trento rappresenterebbe una svolta per la logistica del Nord-Est.
