Tragedia a Niscemi, Castelli: “Dobbiamo delocalizzare gli insediamenti abitativi. Il 110% è stata una clamorosa occasione perduta”

Terremoti, frane e alluvioni: perché l’Italia continua a inseguire le emergenze invece di prevenirle? Guido Castelli, Commissario per la ricostruzione post terremoto del Centro Italia, spiega come verifiche sul territorio, microzonazione sismica e delocalizzazioni mirate possano ridurre i rischi e salvare vite.

Commissario, lei si occupa di ricostruzione post-sisma nel Centro Italia, oggi vediamo un Sud colpito duramente da alluvioni e frane. Siamo davanti allo stesso problema strutturale che si ripete?
«L’Italia è un Paese fragile, sia dal punto di vista sismico, sia dal punto di vista idrogeologico. In Italia ci sono 684mila frane attive, due terzi di tutta l’Europa. Questa nostra fragilità rischia di essere accentuata dall’avanzare della crisi climatica dal momento che l’abbandono delle aree interne e la perdita del presidio naturale rappresentato dell’uomo determina un aggravamento degli effetti degli eventi catastrofali».

È il risultato di vulnerabilità che conoscevamo già. Dopo ogni disastro si parla di prevenzione, ma in Italia spendiamo sempre dopo e quasi mai prima…
«Qualcosa sta cambiando, dopo decenni di trascuratezza. L’esperienza che stiamo facendo nel Centro Italia, dopo il terremoto di dieci anni fa, ci dimostra che prima di ricostruire è necessario procedere ad una verifica puntuale delle condizioni di sicurezza del territorio: microzonazione sismica, studio delle faglie attive e capaci, aggiornamento dei piani di assetto idrogeologico. Nel nostro caso è stata decisiva la collaborazione crescente tra istituzioni: Comuni, Regioni, Governo centrale. Una governance multilivello, particolarmente utile laddove il danno esorbita dai confini regionali».

A Niscemi ci sono case letteralmente affacciate sul vuoto. Si avrà il coraggio di dire che alcune zone non sono più abitabili?
«Mi pare che Ciciliano lo abbia già detto. Proprio per la fragilità del nostro territorio, spesso si deve decidere di delocalizzare gli insediamenti abitativi. Vale per la frana di Niscemi, vale per il post-sisma del Centro Italia, dove in più casi abbiamo impedito la ricostruzione di intere frazioni, come a Nibbiano e Borrano di Civitella».

Eppure milioni di fondi Pnrr sono destinati a combattere il dissesto idrogeologico. Sono troppo pochi o vengono spesi male?
«Se alla fragilità idrogeologica si aggiunge che più della metà della penisola è particolarmente vulnerabile dal punto di vista sismico, è evidente che l’unica soluzione possibile è implementare una cultura della prevenzione. Una cosa è certa: il 110% è stata una clamorosa occasione perduta. Se invece di mettere i cappotti termici a migliaia di edifici dislocati lungo la costa avessimo migliorato sismicamente e strutturalmente gli edifici ricadenti nelle aree più esposte sismicamente, avremmo fatto un grande servizio al nostro Paese».

Cosa può insegnare l’esperienza del Centro Italia post-terremoto nella gestione di queste alluvioni?
«Il cratere del Centro Italia è oggi un laboratorio nazionale per la riduzione del rischio multi-disastro (sismico, idrogeologico e climatico) grazie a una rete di strumenti innovativi, tecnologie di monitoraggio e politiche integrate. La strategia attuale è basata su una visione multirischio».

Servirebbe un’unica cabina di regia nazionale per tutti i disastri naturali, o un «super-commissario» unico per la sicurezza del territorio? Magari per evitare di lavorare a compartimenti stagni tra sisma, frane e alluvioni…
«Emergenza e ricostruzione sono due momenti distinti di fronte alle catastrofi naturali. C’è una politica di prevenzione e di messa in sicurezza che riguarda tutto il Paese, che per troppo tempo è stata trascurata. La legge quadro (n.40 del 18 marzo 2025) sulla ricostruzione post-calamità va in questa direzione, contiene disposizioni finalizzate a disciplinare il coordinamento delle procedure e delle attività di ricostruzione nei territori colpiti da eventi calamitosi».

Schlein chiede di dirottare un miliardo di euro del Ponte sullo Stretto alle aree colpite dal maltempo. Non le sembra qualunquismo, uno spot da propaganda?
«La demagogia e le strumentalizzazioni non sono mai opportune, tanto meno quando ci si trova di fronte a vere e proprie tragedie umane, come quelle di migliaia di persone che hanno perso la propria casa. Le grandi opere infrastrutturali sono necessarie, tanto quanto è necessario risolvere le emergenze. E per le emergenze non mancano le risorse: per la prima volta il Governo Meloni ha costituito un Fondo per le ricostruzioni che a decorrere dal 2027 mette a disposizione 1,5 miliardi per tutte le ricostruzioni che il nostro Paese dovrà affrontare».