Economia
Transizione 5.0, tensioni rientrate. Tra Governo e imprese è ancora amore
Neanche un’ora di tavolo, con due certezze come risultato. Una economica, l’altra politica. Il ripristino dell’1,3 miliardi di euro, cui saranno aggiunti altri 200 milioni, del piano Transizione 5.0 è una buona notizia. Tutti i vertici delle forze produttive, convocate ieri al Mimit si sono dette soddisfatte che il governo sia tornato sui suoi passi.
All’appuntamento con i ministri Urso (Imprese e Made in Italy), Foti (Pnrr e Politiche di coesione) e il viceministro Leo (Mef), c’era tutti. Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, ma anche Confagricoltura, Coldiretti, Confartigianato, Cna, Confapi, Casartigiani, Alleanza cooperative, Cia ne sono uscite rallegrate. «Il governo difende le imprese», ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, appena uscito da Palazzo Piacentini. Le tensioni e le alzate di voce questa settimana sono servite. Difficile ricordare un momento di così tanta coesione tra tutte le rappresentanze delle imprese. Sono quindi condivisibili le parole di Urso in merito alla «sintonia raggiunta tra i ministeri per confermare le risorse previste alle imprese che hanno investito in digitalizzazione ed efficientamento energetico». Un percorso, quello di Transizione 5.0, che secondo Foti ha richiesto «un po’ di sacrifici». Un piano però utilizzato da 20mila aziende in poco più di un anno, focalizzato sul fotovoltaico e con una «durata triennale, fino a settembre 2028», ha sottolineato di nuovo Urso al question time della Camera.
L’esecutivo torna a parlare con la struttura produttiva del Paese. A loro volta, «gli imprenditori continuano a fidarsi delle istituzioni», per dirla sempre con Orsini. Da un po’ di tempo, tra le parti si era interrotto il confronto. Vuoi per il referendum o per la situazione internazionale, le imprese avvertivano un senso di abbandono a loro stesse. Quando proprio la situazione internazionale non lo consente. Il caro-energia disturba le notti di chi produce e di chi consuma. Il ricordo delle bollette stellari del 2022 è ancora vivo. Tra Ets, strascichi del Green deal e mix energetico che resta un nel cassetto dei sogni, il rischio di quella emergenza è realistico. Per questo ora, da Viale dell’Astronomia, viene subito inviata la richiesta del Dl Bollette. Orsini spera che entri in Consiglio dei ministri domani. Stando a Palazzo Chigi, Meloni e Giorgetti starebbero appunto lavorando sugli ultimi aspetti tecnici per dare l’ok a prorogare il taglio delle accise sui carburanti, deliberato il 18 marzo e in scadenza il 7 aprile.
A queste certezze, o comunque passi avanti in fatto di agenda economica, si contrappone la maretta politica. C’è chi in Fratelli d’Italia ha fatto notare l’assenza ieri di Giorgetti. E chi dalla Lega ha risposto che le deleghe sul tema siano da sempre spettate a Urso. Il primo fa i conti, il secondo politica industriale. Due motivazioni, entrambe ragionevoli, che alimentano però le preoccupazioni sulla stabilità del governo. Le tensioni tra i due ministri – come anche in relazioni ai loro rispettivi partiti – non sono cosa nuova. Sul tavolo del ministro delle imprese giacciono troppe vertenze aperte. Per quanto determinante, non c’è solo l’Ilva. Sempre ieri, si è tornati a parlare di Euroallumina. Il rilancio produttivo dello stabilimento controllato dalla russa Rusal, oggi sotto sanzioni, è determinante sia per la ripresa del territorio del Sulcis-Iglesiente in Sardegna, sia perché l’Italia possa avere voce nel capitolo alluminio. A Urso, l’industria manifatturiera italiana richiede un impegno ulteriore. Soprattutto se si vuole che l’Italia diventi un hub di energia e materie prime nel cuore del Mediterraneo.
Ma anche Giorgetti ha i suoi problemi in casa. Le voci di un turn over con Zaia e le pressioni di Salvini perché si metta mano al patto di stabilità complicano il lavoro di un ministro che ci ha portati a un passo dall’uscita dalla procedura d’infrazione. La scadenza è ormai questione di settimane. Realizzarla vorrebbe dire per il governo Meloni appuntarsi sul petto una vera medaglia. Non è il momento di fare scherzi.
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