Le trattative non si fermano. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di velocizzare le discussioni con il governo russo e con quello ucraino. “Penso che siamo molto vicini a un accordo. Vedremo, stiamo facendo progressi” ha detto ieri il tycoon. E dopo la bozza firmata Steve Witkoff e Kirill Dmitriev di 28 punti, la controproposta europea e l’ulteriore piano in 19 punti concordato con i funzionari di Kyiv, l’amministrazione americana non vuole fermarsi. L’ultimo atto di quella che si preannuncia come una lunga e già complessa fase di trattative si è tenuto ad Abu Dhabi dove funzionari della Difesa russa e quelli del Pentagono, guidati dal segretario all’Esercito Usa, Dan Driscoll, hanno tenuto dei colloqui che sono “andati bene”.

“Restiamo ottimisti” ha detto il portavoce Jeff Tolbert. Ma l’ottimismo, a Mosca, non è così costante. Secondo il New York Post, la Russia è pronta a respingere i 19 punti e la guerra potrebbe durare ancora per settimane. Il dialogo tra Kyiv e Washington non piace al Cremolino. Il portavoce presidenziale, Dmitry Peskov, è stato nuovamente chiaro sul fatto che la base di partenza delle trattative deve essere il documento redatto da Usa e Russia. “L’unico documento sostanziale oggi è la bozza americana, la bozza di Trump. Crediamo che possa diventare un’ottima base per i colloqui. Continuiamo a sostenere questo punto di vista”, ha detto oggi Peskov. E se il Cremlino ha ribadito che gli europei dovranno partecipare al negoziato, dal momento che si deciderà il destino anche della sicurezza del Vecchio Continente, tutto fa credere che a Mosca l’interesse sia quello di mantenere soprattutto un canale bilaterale.

Cioè quel filo diretto tra Casa Bianca e Cremlino che si era già visto in Alasa durante il summit tra Trump e Vladimir Putin. The Donald però, almeno fino a questo momento, appare ancora propenso ad ascoltare le obiezioni europee e quelle ucraine. Ed è su questo che fa leva il presidente Volodymyr Zelensky, che ieri, durante la riunione in videocall dei Volenterosi, si è detto pronto a procedere con l’accordo sostenuto da Washington ma di volere discutere dei “punti sensibili” del piano con Trump insieme agli alleati europei. E Zelensky confida che Trump possa quantomeno dilatare i tempi delle trattative ammorbidendo alcune delle clausole previste nella bozza russo-americana.

Il capo dello staff del presidente, Andriy Yermak, ha confidato al sito Axios che Zelensky vorrebbe incontrare Trump il prima possibile anche durante il Giorno del Ringraziamento. Quella che secondo il presidente Usa, doveva essere la data in cui sarebbe arrivata una risposta positiva all’accordo. Tuttavia, in queste ore sembra certo che non si arriverà così velocemente a un’intesa. E anche la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha ammesso che nonostante i progressi, “mancano pochi dettagli delicati, ma non insormontabili” per cui serviranno “ulteriori discussioni tra Ucraina, Russia e Stati Uniti”. Funzionari americani hanno rivelato ad Abc News che i delegati ucraini avrebbe accettato i termini dell’accordo di pace”, anche se poi è stato sottolineato che “ci sono alcuni dettagli minori da sistemare”. E l’impressione è che siano proprio quei “dettagli” il fulcro di queste febbrili ore di negoziati (come l’ipotesi di ampliare il tetto massimo di soldati ucraini a 800mila uomini).

Il premier britannico Keir Starmer, parlando ai Volenterosi, ha confermato che l’Ucraina ha presentato “alcuni cambiamenti costruttivi” alla bozza americana. “Penso che ci stiamo muovendo in una direzione positiva” ha continuato il primo ministro “e dalle indicazioni ricevute oggi, Zelensky sta segnalando che in larga parte la maggioranza del testo può essere accettata”. “C’è finalmente la possibilità di compiere veri progressi verso una pace duratura” ha detto il presidente francese Emmanuel Macron. Ma il capo dell’Eliseo non appare certo che Putin voglia arrivare a un cessate il fuoco. E a Parigi continuano a ritenere che le future garanzie di sicurezza per l’Ucraina sono essenziali per raggiungere una soluzione. E questo è stato certificato anche dalle ultime notizie dal campo di battaglia, con l’ultimo attacco missilistico russo su Kyiv, che ha mietuto altri sette morti.