Editoriali
Trump detta il gioco, l’Europa si isola e paga un conto salato
Contrordine compagni: la guerra per la Groenlandia è finita prima di cominciare, Zelensky non è più l’amicone dell’Europa, ma il suo critico più feroce, la pace in Ucraina è possibile e ne discuteranno i dettagli territoriali in un trilaterale Usa, Ucraina e Russia. E l’Europa? Illusi, parolai, ideologici. Tagliati fuori. Il Presidente Usa (non scriverò mai Trump, perché ho capito che ci sono pregiudizi sul nome, neanche fosse Hitler o Mussolini) ha compiuto un blitz storico in Svizzera. Toni concilianti, ma contenuti ferrei. E – come spiega da giorni Il Riformista – sottrarsi all’accordo di pace per il Medio Oriente, alla fine suona come indiretta complicità con il vero “bullo” che imperversa da anni: l’Iran, guerrafondaio e sanguinario.
Con la suggestione groenlandese, gli Usa hanno spostato l’attenzione, ma a Davos si preparavano a celebrare la contemporanea duplice svolta di pace nel nuovo ordine mondiale. Troppo schierato, troppo evidente? Mi rendo conto che saranno tanti e faticosi i passi indietro da compiere, per quanti hanno maledetto da giorni il “Satana” a stelle e strisce, dunque rallento e concedo il tempo di prendere fiato. In queste settimane, ho sentito toni che mi hanno ricordato quelli che la sinistra europea e italiana usavano per la prima elezione di Ronald Reagan. Un attore, un pagliaccio, un fascista (ah, la memoria, dono e condanna per chi la coltiva!); poi salvò l’Occidente e l’economia mondiale perché, come ha ricordato quello di Davos, la deregulation negli Usa influenza inevitabilmente tutti noi. Lo spieghi Draghi – che mi sembra più in palla – alla inutile indignata Christine Lagarde. Per inciso, Reagan avviò la prima grande campagna contro il narcotraffico, colombiano e messicano. Imperialismo, colonialismo? Forse, certo che sentire queste accuse da Francia e Gran Bretagna fa ridere, o rabbrividire, se sei indiano o africano.
Ma torniamo al futuro e ai nostri rapporti inevitabili con “quel” Presidente Usa. Il suo comportamento è sempre uguale e dovrebbe essere ormai noto, a parte i toni diretti e incomprensibili per noi, ma non per tutti, perché la presidente Meloni naviga a vista abbastanza bene, senza urtare scogli. L’asticella iniziale è sempre molto alta, poi sotto si tratta. La strategia è semplice: con il tramonto della globalizzazione, si torna a lottare ferocemente per le materie prime, energia, terre rare, ma anche acqua e cibo (la famosa Groenlandia è ricchissima di pesce, meglio della farina di insetti orientale), e gli Usa pensano che il loro continente vada dall’Artico alla Terra del Fuoco. Con gli altri, si tratta: in Oriente, ci saranno Cina e India; in Medio Oriente, Israele e Arabia Saudita. L’Europa dovrà vedersela da sola con la Russia e guardare all’Egitto per cooperare in Nord Africa.
Difficile? Moltissimo, per chi ha assunto come bussola l’ideologia; per gli altri, solo faticoso. Però consiglio di riflettere su quell’esempio fatto a Davos a proposito delle pale eoliche costruite dai cinesi con grandissimo inquinamento e vendute a noi babbioni, guardandosi bene da usarle a Pechino. Uscirà un bel libro di Francesco Vecchi a questo proposito, intitolato Il peso della Terra. Leggete e riflettiamo, oppure continuiamo ad inveire contro un Presidente e un alleato che non possiamo cancellare: Storia e Destino.
© Riproduzione riservata






