“Follow the money”, “segui i soldi”. Per capire le dinamiche politiche, spesso vale questa sola regola aurea. Ma con la cattura di Nicolás Maduro, le mire sempre più chiare di Donald Trump sulla Groenlandia e i sequestri delle petroliere nei Caraibi e nell’Atlantico, si può aggiungere un altro tassello: “Follow the oil”, “segui il petrolio”. E se non tutto ciò che sta avvenendo nelle Americhe è “solo” legato all’oro nero, è altrettanto vero che tanto Caracas quanto Nuuk rappresentano due Eldorado a un passo dagli States.
Trump ha fatto capire che la Groenlandia è soprattutto un tema di sicurezza nazionale. Un territorio che serve a tutelare le coste Usa, ma anche le rotte polari (specialmente nel futuro). Ma le enormi ricchezze dell’isola artica, di certo fanno gola anche al tycoon. Petrolio, gas, ma anche uranio e terre rare oltre a decine di minerali strategici. E se l’operazione a Caracas è stata una chiara espressione della versione aggiornata della dottrina Monroe in salsa Trump, The Donald non ha affatto nascosto gli interessi molto concreti di Washington per l’oro nero venezuelano. E ieri, l’amministrazione Usa ha confermato quello che ormai sembra essere il grande schema dell’operazione nel Paese chavista.
“Sono lieto di annunciare che le autorità di transizione in Venezuela consegneranno agli Stati Uniti d’America tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio di alta qualità”, ha scritto ieri notte il presidente americano su Truth. Una frase che ha provocato l’ira della Cina, che ha ricordato che Caracas ha “piena e permanente sovranità sulle sue risorse naturali”. Ma poche ore dopo, il segretario all’Energia Usa, Chris Wright, ha rilanciato dicendo che Washington controllerà “per un tempo indefinito” le vendite di petrolio venezuelano. E le affermazioni del capo della Casa Bianca e del suo uomo all’Energia non lasciano dubbi. Più che le parole, però, quello che preoccupa non solo i governi locali, ma anche le potenze rivali, sono soprattutto i fatti. Perché il 2026 di Trump sembra essere improntato, almeno in questo inizio, sulla volontà di agire senza passare attraverso i canoni della diplomazia e nemmeno attraverso i canali diretti con gli altri due leader, il russo Vladimir Putin e il cinese Xi Jinping.
E se Pechino è preoccupata dal petrolio venezuelano, Mosca è preoccupata soprattutto per le petroliere. La tensione è altissima. Ieri, la Marina degli Stati Uniti ha annunciato la cattura di una nave russa, la “Marinera” (che fino al 24 dicembre si chiamava “Bella 1”), dopo due settimane di inseguimento. L’imbarcazione – già sanzionata per presunti legami con Hezbollah e Teheran – è stata fermata e abbordata dalle forze Usa con il supporto del Regno Unito. E secondo i funzionari di Washington, la Marinera è una delle migliaia di navi che fanno parte della cosiddetta “flotta ombra”. Quelle navi che contrabbandano petrolio russo o iraniano aggirando le sanzioni internazionali. Il sequestro, avvenuto in una zona tra Gran Bretagna, Groenlandia e Islanda, è stato confermato anche dalla Federazione russa. “Nelle acque in mare aperto vige il regime di libertà di navigazione e nessuno Stato ha il diritto di usare la forza nei confronti di navi debitamente registrate nelle giurisdizioni di altri Stati”, ha avvertito Mosca.
Il ministero degli Esteri ha chiesto a Washington di rispettare “scrupolosamente” i diritti dei marinai russi presenti a bordo e di garantire un rapido rientro in patria. E mentre avveniva il sequestro nell’Atlantico, le forze Usa hanno catturato un’altra petroliera, la “M/T Sophia”, intercettata in acque internazionali nel Mar dei Caraibi. “Attraverso l’Operazione Southern Spear, il Dipartimento della Guerra è irremovibile nella sua missione di reprimere le attività illecite nell’emisfero occidentale. Difenderemo la nostra Patria e ripristineremo la sicurezza e la forza in tutte le Americhe” ha affermato il Comando Sud degli Stati Uniti. Una dichiarazione che non lascia dubbi. Per Washington, l’emisfero occidentale è di nuovo il “cortile di casa”. E petrolio e rotte navali sono i due pilastri di questa rinnovata strategia.
