Trump e il piano per la Groenlandia. La Nato può fare da mediatrice tra USA e Danimarca

JEFF JEFFREY MARTIN LANDRY GOVERNATORE LOUSIANA E INVIATO SPECIALE USA PER LA GROENLANDIA

Sulla Groenlandia, Donald Trump fa sul serio. Dopo la cattura di Nicolas Maduro e gli annunci shock sul petrolio venezuelano, nessuno si sente più autorizzato a dubitare delle affermazioni del presidente degli Stati Uniti. E mentre Danimarca e Unione europea provano a frenare le ambizioni del tycoon, ieri a confermare le intenzioni di Washington è stato il vicepresidente JD Vance. La Groenlandia, ha detto il numero due dell’amministrazione americana, “è essenziale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti” e Trump è “disposto a spingersi fino a dove è necessario ed è lui a prendere la decisione finale”. Una dichiarazione che conferma, ancora una volta, l’importanza dell’isola artica per l’agenda Usa.

Trump e il piano per la Groenlandia. La Nato può fare da mediatrice tra USA e Danimarca

Secondo Politico, i diplomatici europei e i ministri degli Esteri stanno discutendo le modalità di risposta. “Dobbiamo essere pronti a un confronto diretto con Trump”, ha ammesso un funzionario europeo. E una delle opzioni immaginate a Bruxelles sarebbe quella di assegnare alla Nato il ruolo di mediatore tra Usa, Groenlandia e Danimarca. L’idea è quella di un proporre un patto sulla sicurezza che tranquillizzi i timori di Washington su Cina e Russia, anche attraverso un maggiore ruolo dell’Alleanza atlantica nell’Artico. Allo stesso tempo, la Commissione europea potrebbe aumentare sensibilmente i fondi da destinare a Nuuk come parte di un pacchetto di aiuti per i territori remoti dell’Unione europea, con circa 530 milioni di euro da destinare tra il 2028 e il 2034. Una scelta che potrebbe disinnescare i propositi secessionisti dell’isola. Il problema però è fermare una eventuale opzione militare da parte degli Stati Uniti. Perché in questo scenario, il timore dei funzionari europei è che, di fatto, gli Stati membri sarebbero bloccati già in partenza.

In caso di invasione, l’Unione potrebbe certamente rispondere a livello militare. L’articolo 42 del Trattato sull’Unione europea prevede che “se uno Stato membro subisce un’aggressione armata sul suo territorio, gli altri Stati membri hanno l’obbligo di aiutarlo e assisterlo con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite”. La “mutua difesa” non obbliga però a ricorrere all’invio di truppe, perché esiste la libertà per i singoli Stati di decidere i mezzi con cui sostanziare questa clausola. Ed essendo gli Stati Uniti parte della Nato come la Danimarca, si aprirebbe il grande tema della difesa collettiva con la maggiore potenza dell’alleanza che attacca un altro membro. Un enorme punto interrogativo politico, strategico e anche giuridico. Mentre in caso di invasione, i soldati danesi di stanza in Groenlandia in base a un decreto del 1952 dovrebbero “impegnarsi in battaglia senza attendere o chiedere ordini”.

L’offerta

Per ora, l’opzione militare non sembra ancora quella preferita da Trump. Secondo il Financial Times, la Danimarca potrebbe cercare in questa fase di assecondare le richieste americane offrendo agli Stati Uniti più basi militari in Groenlandia, basandosi sull’accordo siglato nel 1951 tra Copenaghen e Washington. Il problema però è che l’amministrazione repubblicana sembra considerare quell’intesa del 1951 solo un punto di partenza, soprattutto perché al tycoon interessano anche le risorse (immense) del sottosuolo artico. Qualcuno ritiene che gli Usa potrebbe sfruttare quell’intesa per aumentare il numero delle basi militari ma anche per renderle territori sotto giurisdizione statunitense come avviene a Cipro per gli avamposti britannici di Akrotiri e Dhekelia. Ma secondo altre fonti, la Casa Bianca potrebbe investire sul separatismo della Groenlandia puntando poi ad accordi bilaterali con la sola Nuuk.

Gli abitanti dell’isola sono da tempo favorevoli alla secessione da Copenaghen ma non sono d’accordo con l’annessione agli Stati Uniti. Ma The Donald potrebbe offrire alla Groenlandia un accordo sul modello del Compact of Free Association, un accordo già in vigore tra gli Usa e alcuni piccoli Stati insulari del Pacifico che prevede una completa assistenza commerciale e finanziaria in cambio del pieno accesso al territorio per le forze armate americane.