Trump incalza Zelensky: il nodo resta il Donbass. Salta l’incontro di Parigi, Volodymyr lunedì a Berlino

Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy attends meeting with German Chancellor Friedrich Merz, British Prime Minister Keir Starmer, and French President Emmanuel Macron at 10 Downing Street, in London, Monday, Dec. 8, 2025. (Toby Melville/Pool Photo via AP) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

“Vogliamo lavorare per la pace, non per una tregua”. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ribadisce quella che ormai sembra essere la linea ufficiale del presidente russo Vladimir Putin. L’ordine è arrivare il prima possibile a una soluzione del conflitto che sia aderente alle visioni di Mosca. E per raggiungere questo obiettivo, lo “zar” sa che deve contare soprattutto sull’apertura di credito da parte degli Stati Uniti.

I rapporti tra Trump e Zelensky

Il presidente Donald Trump ha messo in chiaro che il canale diretto tra Casa Bianca e Cremlino rimane in piedi, nonostante la frustrazione del tycoon per gli scarsi risultati degli ultimi mesi di negoziati. “Cose come questa finiscono in una terza guerra mondiale. E l’ho detto l’altro giorno. Ho detto, tutti continuano a fare giochetti del genere. Finiremo in una terza guerra mondiale e non vogliamo che accada”, ha detto Trump ai giornalisti. Ma quello che preme di più Putin, in questo momento, è fare in modo che l’asse tra Kyiv e Washington vacilli fino a crollare. I rapporti, del resto, non sono affatto idilliaci tra Trump e il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky. Rispondendo ai giornalisti, The Donald è stato di nuovo cristallino su cosa pensa del negoziato. “Di fatto, a parte il presidente Zelensky, la gente ama l’idea dell’accordo”, ha dichiarato Trump. E questa presa di posizione del capo della Casa Bianca certifica di nuovo la profonda diffidenza tra i due leader, e se non il vero astio che nutre il tycoon rispetto al leader ucraino.

L’incontro saltato

La pressione Usa su Zelensky e i leader europei per accettare l’accordo è sempre più forte. Il Financial Times ha confermato le indiscrezioni sul fatto che Washington voglia Kyiv nell’Unione europea già nel 2027: una strategia per invogliare Zelensky a dire di sì all’intesa. Ma il presidente ucraino ha ancora da sciogliere il nodo sulle garanzie di sicurezza e sulla cessione dei territori occupati. A testimonianza delle divergenze che ancora rimangono tra le parti, l’incontro previsto per oggi a Parigi alla fine è saltato. Anche se le fonti dell’Eliseo, un po’ per stemperare la tensione, hanno dichiarato che il dietrofront non è dipeso dai malumori tra Stati Uniti e Unione europea. I leader del Vecchio Continente sperano ancora di portare dalla loro parte The Donald. Molti osservatori, anche lo stesso cancelliere tedesco Friedrich Merz, sperano che un segnale positivo arrivi già lunedì, quando a Berlino è previsto l’arrivo di Zelensky e di “numerosi capi di Stato e di governo”, oltre ai più alti rappresentanti della Nato e dell’Unione europea. Il governo tedesco sta accelerando le discussioni nella speranza di potere compattare un fronte europeo che vuole evitare che tra le due sponde dell’Atlantico il divario diventi incolmabile. Ma tutto dipende anche da quanto Trump voglia consolidare questo rapporto.

Le ultime mosse del tycoon hanno fatto scattare l’allarme in tutto il Vecchio Continente. Da Londra, il segretario alle Forze armate Alistair Carns ha avvertito che “l’ombra della guerra” è calata sull’Europa e ha anche suggerito che il Regno Unito si sganci sempre di più dalla dipendenza strategica con gli Stati Uniti. Il dubbio sui rapporti tra Usa e Nato è stato segnalato anche dall’intelligence militare danese. “Gli Stati Uniti stanno sfruttando il loro potere economico, comprese le minacce di dazi elevati, per affermare la loro volontà, e la possibilità di ricorrere alla forza militare, anche contro gli alleati, non è più esclusa”, è scritto nel rapporto degli 007 di Copenaghen. E i rapporti così tesi tra Washington e cancellerie europee sono osservati con molta attenzione da Mosca, che continua nel suo intento di sfruttare le divergenze occidentali per mantenere il pressing militare sull’Ucraina (e quindi sull’Europa).

Ieri, il consigliere per la politica estera del Cremlino, Yuri Ushakov, ha ripetuto che “tutto il Donbass è territorio russo” e chiarito che non vi sarà un cessate il fuoco finché le truppe ucraine non si ritireranno completamente dalla regione, escludendo quindi il referendum sulla cessione immaginato da Zelensky. Dalla Russia, sono arrivate anche nuove dichiarazioni di fuoco contro l’Italia. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha detto che i rapporti tra Mosca e Roma “stanno attraversando la crisi più grave dalla Seconda Guerra Mondiale” perché l’Italia “è sotto pressione da parte della Nato, del mondo anglosassone e di questa dittatura ultraliberale”. Ma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato chiaro: “L’Europa e l’Italia restano saldamente al fianco dell’Ucraina e del suo popolo”.