Come può l'ONU accettare tutto questo?
Tutti chiedono le dimissioni di Francesca Albanese: la “Special Rapporteur” e i doppi fini di propaganda politica
Parigi, Berlino, Vienna e Praga nei giorni scorsi hanno chiesto le dimissioni di Francesca Albanese, Special Rapporteur dell’ONU a Gaza. Albanese – funzionario delle Nazioni Unite che dovrebbe agire esclusivamente nell’interesse dell’Organizzazione, mantenendo l’indipendenza da qualsiasi governo o autorità esterna – da tempo rilascia dichiarazioni fuori luogo, e spesso oltraggiose.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso
Nei giorni scorsi, l’aver etichettato Israele come “un nemico comune dell’umanità” è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza. Albanese ora sostiene che le sue parole sono state travisate, nonché di esser vittima di un’Inquisizione moderna, ma in ogni caso resta il fatto che quella neutralità richiesta dal suo mandato è stata raramente dimostrata. Albanese si comporta da mesi, se non da anni, “più da capo fazione”, così definita dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che da funzionario. Fratelli d’Italia ha lanciato una petizione per chiedere che l’ONU le revochi l’incarico di relatrice; nel frattempo, oltre 100 vip di tutto il mondo – i ben noti post-marxisti col Rolex – hanno firmato un appello in sua difesa.
Un goffo tentativo di negare l’evidenza
Ma si può realmente sostenere un funzionario che dal 7 ottobre 2023 in poi, da quel massacro compiuto dai tagliagole di Hamas, ha gradualmente assunto un ruolo attivo nella politica italiana? Fingere di non vedere come, a più riprese e anche dai microfoni di conferenze stampa nelle sedi parlamentari, Albanese si sia schierata politicamente nel campo dell’opposizione è davvero un goffo tentativo di negare l’evidenza. La Special Rapporteur ha accusato il Governo Meloni di essere “corresponsabile in diversi modi di ciò che sta succedendo sui territori palestinesi”; ha appoggiato, poi, la campagna della Global Sumud Flotilla, operazione che ha raccolto anche la solidarietà di personaggi come Mohammad Hannoun, attualmente in carcere in Italia con l’accusa di essere vertice della cellula italiana dell’organizzazione terroristica di Hamas. L’imparzialità, principio fondamentale dell’ONU, è stata così rispettata? Non solo. Albanese ha usato il suo ruolo per diffondere documenti in cui si sostiene che “l’economia israeliana” sia “basata sull’occupazione illegale, l’apartheid e, ora, il genocidio”. Frase nero su bianco, da aggiungere a molte altre dichiarazioni tutto fuorché super partes: dall’attacco alla senatrice a vita Liliana Segre non “lucida” sulla questione palestinese perché vittima della Shoah, alla pietosa scenetta col Sindaco di Reggio Emilia. “Non bisogna giustificarli i terroristi, però capirli” e ancora, “stanno animando una rivoluzione globale”, questo il pensiero di Albanese.
Come può l’ONU accettare tutto questo?
Tali affermazioni, che vedono affiorare un antisemitismo neppur troppo velato, appaiono come una comprensione dell’operato di Hamas, organizzazione terroristica designata come tale dagli Stati Uniti e da molti altri Paesi, Unione europea compresa. Come può l’ONU accettare tutto questo quando tra i suoi principi fondanti annovera risoluzioni come la 1373/2001, adottata dopo il dramma dell’11 settembre? Quella risoluzione fu uno spartiacque, da allora l’impegno unanime a contrastare il terrorismo ovunque nel mondo. È una pietra militare della Nazioni Unite, così come lo è il contrasto all’odio e all’antisemitismo. Dinanzi una Special Rapporteur che usa la sua posizione per fare propaganda politica e per di più diffondere l’idea che ci può esser qualcosa di rivoluzionario nell’esser terroristi, le dimissioni non solo sono auspicabili, ma necessarie.
© Riproduzione riservata







