“Israele nemico comune dell’umanità”. Queste le parole pronunciate da Francesca Albanese nel corso del forum organizzato da Al-Jazeera a Doha lo scorso 7 febbraio insieme al leader di Hamas Khaled Meshaal, così come raccontato dal Riformista nei giorni scorsi. Parole passate sottotraccia in Italia ma non in Francia con il governo transalpino che nelle scorse ore ha chiesto ufficialmente le dimissioni della relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi. La richiesta è arrivata dal ministro degli Affari esteri Jean-Noël Barrot parlando davanti ai deputati dell’Assemblea nazionale, con una ferma presa di posizione da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

La difesa e il vittimismo della relatrice

Le parole di Albanese sono “eccessive e colpevoli” perché “non prendono di mira il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile”, ha affermato Barrot. Dal canto suo, la relatrice Onu sostiene (e non è la prima volta) di essere stata fraintesa e rilancia: “Il nemico comune dell’umanità è il sistema (non Israele, ndr) che ha reso possibile il genocidio in Palestina, compreso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo nascondono e le armi che lo rendono possibile”.

La richiesta del governo francese arriva dopo la petizione di alcune personalità francesi, tra le quali la deputata Caroline Yadan e l’ex premier Elisabeth Borne. Entrambi sostengono che “lo scorso 7 febbraio, durante un forum organizzato da Al-Jazeera a Doha, Albanese ha definito Israele nemico comune dell’umanità”. La diretta interessata nega, con tanto di vittimismo, e invita la deputata Yadan, “a prescindere dai suoi attacchi personali e dal disprezzo che mi ha dimostrato, a citare una sola frase in cui avrei definito Israele nemico dell’umanità”.

Un tentativo che non ha fermato la Francia nella richiesta di dimissioni. Nella lettera pubblicata ieri, una quarantina di deputati del campo macroniano avevano chiesto al capo della diplomazia francese, Jean-Noel Barrot, di chiedere le dimissioni di Albanese (tra i firmatari, deputati come Constance Le Grip, Olivia Grégoire, Sylvain Maillard o l’ex premier Élisabeth Borne).

Albanese, che dall’estate scorsa è sottoposta alle sanzioni Usa che, tra le altre cose, le negano il visto per partecipare ai lavori dell’Onu al Palazzo di Vetro a New York, prosegue intanto la promozione del docufilm su “genocidio e attacco all’Onu” a Gaza. “Oggi alle 21.20, oltre cento cinema in Italia proietteranno simultaneamente ‘Disunited Nations’, il docufilm che racconta due anni di genocidio e l’attacco al sistema Onu. Seguirà dibattito assieme a Cecilia Strada e la sottoscritta” scrive su X.

Il discorso di Francesca Albanese al forum di Al Jazeera

L’agenzia Ansa rilancia parte del discorso della relatrice speciale Onu al forum di Al Jazeera del 7 febbraio scorso: “Il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l’abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, copertura politica, sostegno economico e finanziario è una sfida. Il fatto che la maggior parte dei media nel mondo occidentale abbia amplificato la narrazione pro-apartheid e pro-genocidio è una sfida – prosegue il discorso di Albanese – Allo stesso tempo qui risiede anche l’opportunità. Perché se il diritto internazionale è stato colpito al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale si era accorta delle sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune”.

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